More servicesWindows Live
HomeHotmailSpacesOneCare
 
MSN
Sign in
 
 
Spaces home  Windows Live Spaces di R...PhotosProfileFriendsMore Tools Explore the Spaces community
View space
max
View space
Larù
View space
carlo
View space
myhotmi
View space
GiGi
View space
eros
View space
luigi
View space
volatile
View space
carlo
View space
Valentino
View space
Vibra
View space
excell
View space
France39
View space
mick
View space
simone
View space
Eric

Windows Live Spaces di Roberta

Le Passioni, gli Interessi e gli Amici di Roberta
July 26

Batman e il Joker: ragione e sregolatezza

Ammetto che l'ho rifatto.
Sono di nuovo andata al cinema da sola. Con la scusa di impegni familiari vari, mi sono presa l'ennesimo pomeriggio di libertà...e sono fiondata a vedere "The dark Knight"; il cavaliere oscuro, l'ultimo film della franchise "Batman", con un cast talmente stellare da lasciare basiti di meraviglia ogni due minuti per la voglia di collocare un nome su tutte quelle belle facce.
 
Il film è già entrato nella leggenda, per via degli incassi stratosferici, e delle leggende sinistre legate alla troppo precoce morte del compianto Heath Ledger e di uno stuntman durante la lavorazione.
 
Ma il film è anche veramente un gran bel film.
 
E ve lo dice una che non adora i film tratti da fumetti (un mondo - specie quello dei DC Comics - che non mi ha mai attratta, forse per questo occorrerebbe il cromosoma Y), ma che ieri e' rimasta due ore e mezza incollata alla comoda poltrona della multisala, avvinta in un gioco sempre piu' intenso, raffinato, complesso, sorprendente.
 
Heath purtroppo (per chi come me lo ha molto amato, specie in "Brokeback Mountain", film delicatissimo e insieme molto forte che esprime meglio di molti altri le contraddizioni dell'amore...) è morto, e anche Christian Bale non sta troppo bene (solo dell'altro ieri le imputazioni per lui di maltrattamenti in famiglia...), pero' la magia c'è ed è intatta. Christian Bale riesce a restituire sullo schermo l'eleganza (estrema! Complimenti ad Armani che lo veste, anche in una azzeccata campagna pubblicitaria sulla Stampa) di un personaggio sempre in bilico tra paranoia e disincanto, mentre Heath Ledger, aiutato nella versione italiana da un doppiaggio sapiente e da manierismi mai sovrautilizzati (il gesto di schioccare la lingua per esempio non è mai abusato) ricorda in quanto a sublime psicopaticità non tanto il Joker di Nicholson quanto, se mi passate la battuta, il Nicholson di Shining, quello che nella versione italiana parlava con un leggero accento inglese e si presentava come "Mr Torrance".
 
Il dilemma che il Joker pone a Batman è : come puoi pensare di combattere il male con la ragionevolezza? E insieme, come puoi pensare di sconfiggere un universo di normalità dove bene e male hanno le loro comode enclaves, eliminando una delle due parti senza che anche l'altra crolli? Sono temi universali, da cui non si puo' rifuggere.
 
Il dilemma di Harvey Dent - Due Facce - è invece come si puo' promettere a chi si ama cio' che non si puo' dare, nemmeno con tutta la volontà del mondo.
 
Il riferimento nemmeno troppo velato alla realtà che stiamo vivendo dopo l'11 settembre è puntuale. Personalmente ,  saro' retorica, ma tra tutti i plot e subplot di cui il film è ricchissimo (come una vera e propria scatola cinese) quello che ho preferito è quello dei "traghetti". Non voglio spoilerare chi non ha ancora visto il film ma mi limito ad osservare che l'umanità - che si esprima per mezzo della democrazia, o dell'istinto - ha un "sano" senso dell'umanità che ancora permette di superare gli orrori (basta pensare a quelli, recentissimi, del novecento).
 
E alla fine è a quest'umanità impefetta, fallace, bisognosa di conferme,eppure tenace che il film si appella. Batman apprende che l'eroe non è tale se non accetta di sporcare la sua reputazione, e di imparare dai suoi sbagli, con un po' di conforto morale "from my friends".
 
Come ci ricorda il film, "darkest before dawn", è sempre piu' buio prima dell'Alba.
 
Un bacio!
 
 
 
 
June 08

Un bacio appassionato

Sono di nuovo a parlarvi di cinema: UN BACIO APPASSIONATO, film di Ken Loach, che mette in scena il conflitto interraziale (ma è davvero questo il tema?) nella storia d'amore tra un giovane pakistano e una professoressa di musica irlandese, nella fredda Scozia (Glasgow).
 
Prmessa metereologica: la Glasgow del film sembra piu' soleggiata e calda di Torino, quest'anno. Sta di nuovo piovendo. E fa sempre freddo, mannaggia! BASTAAA! SONO STUFA! DATEMI IL SOLEEE!!!
 
Il film è stato girato nell'estate piu' bella degli ultimi 50 anni in Scozia o in una dimensione alternativa, perché i personaggi sono sempre in maniche corte sotto il sole o quantomeno in mezzo al verde. Io sapevo di Glasgow che non era la nuova Taormina, per cui....mah. Momento surreale quando i due protagonisti vanno in Spagna per una breve vacanza e lei, la biondissima irlandese Roisin (corretamente pronunciato "Roshi") dice che l'ACQUA E' FREDDA!

Insomma, tutti i clichè sono rovesciati, a partire da quello della razza e dell'amore impossibile alla Romeo & Giulietta. In questa storia d'amore e di sesso tra due giovani , i veri bigotti sono il prete cattolico, che impone alla divorziata Roisin di lasciare il suo posto di insegnante in una scuola cattolica perchè "vive con un musulmano", e il preside che ratifica, pur "Non essendo d'accordo", tale scandalosa decisione, e non tanto i parenti pakistani del protagonista, l'aitante Casim, che vogliono per lui un matrimonio con la sconosciuta cugina venuta fresca fresca dal Pakistan ma che insomma, porelli, a parte piangere piu' di tanto non fanno.
 
I veri razzisti e i veri bigotti sono quelli che indossano la maschera del "politicamente corretto": lil prete, il preside, la sorella laureata in psicologia di Casim, che fa di tutto per umiliare e distruggere Roisin, sbattendole in faccia l'attaccamento di Casim alla sua famiglia.
 
Ma qui siamo lontani dalle atmosfere gioiose alla "Sognando Beckham" e "Matrimoni & Pregiudizi": non c'è il folclore, c'è la realtà (è pur sempre un film di Ken Loach). Che non è quella cupa di un film di denuncia, ma semplicemente quella complicata della vita vera e vissuta, dove un ragazzo di 30 anni davvero fa fatica a chiudere i rapporti con il suo mondo, anche se questo costa un mare di lacrime, e di ipocrisie, a lui e alla sua donna, colpevole solo di appartenere ad un altra etnia.
 
L'ho trovato toccante proprio per questo: Roisin è la ragazza irlandese bionda e bianca e insieme forte e fragile (sposa a 19 anni, separata, capace nel lavoro, ma resa fragile dalla sua non "appartenenza"ad un nucleo sociale o familiare, come ben dimostra lo scontro sociale con il prete e la scuola scozzese) nel nuovo mondo globalizzato, senza vere radici, al contrario di Casim, che vive in simbiosi con la sua numerosa e tradizionalista famiglia pakistana. Questo sicuramente lo centra, gli da' forza, lo rende tra i due il "bastardo"; quello che la fa piangere e la umilia con le sue bugie (non le dice del fidanzamento...) e le sue ipocrisie (ogni volta che sono in macchina insieme e passano davanti al suo quartiere lui le fa abbassare la stesa...). Pero' lo mina anche, gli impedisce di vivere una vita piena, libera, di affrontare dei rischi (come il personaggio dell'amico, che da SETTE ANNI vive con la fidanzata scozzese e i suoi lo credono in casa di altri amici musulmani!).
 
Nel mondo di oggi la famiglia non basta ahime' a dare sicurezza e conforto. Ma nemmeno la totale solitudine, il totale sradicamento possono ovviare al bisogno primario di ciascuno di noi di amare, di appartenere.
 
Ho trovato molto vero questo contrasto tra i due amanti, molto universale. Le frasi che pronunciano sono le stesse che TUTTI prima o poi ci troviamo a pronunciare. Perché stai con me se sei fidanzato con lei. Perché non me l'hai detto. Se non stai con me ORA alllora vattene.
 
 Alla fine quello che emerge non è lo scontro tra due culture (Casim è occidentale quanto Roisin...)  bensì qualcosa di piu' profondo e primigenio. Forse uno scontro tra sessi, tra modi diversi di vedere la vita. Quello scontro che porta al filo sottile delle scelte.
 
E' emblematico che la sorella "cattiva" di Casim continua a dire a Roisin: Perché lui dovrebbe lasciare tutti noi per te, che non sai per quanto lo amerai?

Ma perché l'amore di Roisin dovrebbe durare MENO del matrimonio combinato con la cugina?!

 
Che garanzie esistono nella vita, nel matrimonio, nell'amore?
 
 
 
    
 
E perché la famiglia di Casim non puo' in qualche modo accettare le sue scelte? Possibile che il codice sociale sia piu' forte degli affetti familiari? E sarà sempre così?
 
Il finale mi ha sorpreso, pur nella sua pacatezza, e non è poco.
 
Un bel film. E un bel video, se vi va di darci un occhio.
 
Buona domenica!
Roberta
 
 
 
 
 
 
 
 
June 07

Roberta & The City

Alt.
 
Non sono una fan della serie SEX & THE CITY. Ne ho visto giusto qualche episodio, cortesia di un'amica che mi ha passato le prime due stagioni, e su Sky quest'inverno nei mie giorni casalinghi.
 
Trovo che la serie sia gradevole, ma emotivamente non mi "prende" come invece fanno altre serie (ad esempio Ugly Betty, le Desperates, il mondo di Whedon, quindi Angel e Buffy, etc.).
 
Forse perché non riesco ad immedesimarmi in nessuna delle quattro: non ho fatto il percorso da single di Carrie, non sono spregiudicata come Samantha ma nemmeno perbenista come Charlotte, e non sono "fredda" come Miranda. Poi il giovanilismo estremo delle eterni trentenni un po' mi urta.
 
Ma...sorpresa....il film ha un tono diverso. Mentre me lo godevo in un comodissimo cinema, da sola, felice e serena di un pomeriggio trascorso in libertà, ho pensto che queste non erano piu' "eterne ragazze". Sam addirittura festeggia in scena il suo cinquantesimo compleanno. Ciascuna di loro deve trattare l'eterno tema della mezza età: la PERDITA.
 
Nel nuovo Indiana Jones (film molto gradevole con un sentore "antico") c'è una frase rivelatoria: arriva un momento in cui la vita ti toglie tutto cio' che ti ha dato.
 
Suona un po' pessimistico, ma è esattamente così. A volte questi lutti portano poi nuove scoperte, nuovi accrescmenti...ma insomma. La sofferenza è inevitabile.
 
Si perdono le illusioni, si puo' perdere un compagno, un amore, la salute, i genitori, il lavoro, le abitudini, le convinzioni.
 
Le "nuove" ragazze di Sex & The City ora sanno cosa vuol dire perdere. Ecco cio' che me le rende umane, vere, vibranti.
 
Dicono che il film sia "sottotono", in realtà a me è parso molto realistico. A volte persino goffo, come è goffa la realtà, anche quando indossi un abito da sposa di Vivianne Westwood. E' goffa la bella Charlotte in Messico con i suoi disturbi intestinali, è goffa Carrie, è persino goffo e invecchiato Mr. Big. E' goffa Sam con il suo sushi, e Miranda è goffissima quando distrugge per orgoglio una famiglia.
 
Ma sono vere. E la vita non è esattamente quel che ti aspetti, mai. La cosa importante è avere borse di marca VERE e non a noleggio, come scopre il nuovo, fantastico personaggio di "Louise di St. Louis" (Jennifer Hudson, già premio oscar per DREAMGIRLS).
 
A proposito, vi avevo parlato dei TUDORS (in arrivo su Canale 5, non perdeteli!), e in America si è appena conclusa la seconda stagione, con la decapitazione di Anna Bolena. Grande puntata, grande scena....mirabile re Enrico che si strafoga di cigno arrosto dopo la morte di lei con la nuova fidanzata, Jane Seymour.
 
Si è concluso anche X Factor, inziano gli Europei e ...a me che il calcio non interessa cosa resta da fare?!

Andare "in the city" a vedere nuovi film e leggere nuovi libri, per esempio!

Un abbraccio a tutti!
Roberta
 
 
 
 
  
 
 
 
June 01

I quattro avversari dell'amore: Intimità, distanza, sesso, controllo

Signori e signore,
io avevo tentato di svicolare. Occupandomi di libri, di tv (a proposito HANNO VINTO GLI ARAM QUARTET!!!! YEAHHHHH!!!! Sto parlando di X Factor ovviamente....), di cinema, etc.
 
Ma ahime', come succede ai cantanti con un certo passato ai quali si chiede di proporre sempre dei cavalli di battaglia noti anziché le nuove canzoni, mi è giunta una "cortese richiesta": parliamo ancora d'amore?!
 
Come dire di no?!
 
Parliamo d'amore. Ovviamente non di quello che funziona e si concretizza in relazioni funzionali, costruttive, matrimoni, figli, etc.
 
No, parliamo dell'amore che non funziona. Anche perché è molto diffuso. Troppo forse. E quel tipo di "fallimenti" sentimentali che una volta avvenivano intorno ai 20 anni e servivano da palestra alle storie invece piu' improtanti, ora avvengono a quanto pare senza soluzione di continuità anche nei decenni successivi (30, 40 e oltre...ben oltre...), in un panorama desolante che lascia pensare che dai fallimenti nessuno impari niente piu', visto che da questi non si approda a storie "serie"...bensì ad altri fallimenti.
 
Perché l'amore non funziona? Perché non funziona soprattutto ora, nel terzo millennio?
 
Ci sono due principali scuole di pensiero al riguardo:
 
- la colpa è degli uomini. Sono diventati sfuggenti, paurosi, incapaci di impegnarsi, vili, bugiardi, fragili, sessualmente incerti oppure erotomani, incapaci di provare veri sentimenti, etc. etc.
 
- la colpa è delle donne. Pretendono uomini perfetti, ricchi, attraenti, affascinanti, sensuali e sono incapaci di impegnarsi con compagni "normali". Per cui preferiscono l'ex che le ha maltrattate o lo sposato al possibile fidanzato.
 
Diciamo che in entrambi i punti di vista c'è del vero. Le colpe sono note: la società è drammaticamente cambiata negli ultimi cinquanta anni, il ruolo della donna è cambiato, i media ci inondano ossessivamente di immagini di perfezione mediatica tali da lasciare basiti (una per tutta: l'intollerabile coppia Jolie - Pitt, belli, ricchi famosi e pure schifosamente prolifici e "buoni").
 
Ma vogliamo andare un po' piu' a fondo?
 
La gente continua ad incontrarsi, a corteggiarsi. Gli ormoni, bene o male, continuano a funzionare. E così le fantasie (ahime' anche le piu' distruttive). Per cui non è finito quel "qualcosa nell'aria" che spinge il maschio verso la femmina (o altre possibili combinazioni sessuali).
 
E' DOPO che le cose non vanno.
 
E' infatti molto consueto sentirsi dire "All'inizio (i primi 3 gg.? Le prime 3 settimane? Max i primi 3 mesi?) le cose andavano BENISSIMO; eravamo INNAMORATISSIMI, poi pero'...."
 
Già, l'amore dura ad occhio e croce tre mesi. E poi?
 
Poi che succede?
 
Perché le storie non funzionano, o se funzionano si spengono in fidanzamenti eterni senza sbocco, con gente che dopo 10 anni dice "AH sono stufa marcia di questo rapporto spento, senza desiderio, etc. pero' NON ME LA SENTO DI LASCIARE IL CERTO PER L'INCERTO" (e lo dicono anche i ventenni....pensate voi che desolante mancanza di CORAGGIO e paragonatela ai nostri bisnonni che partivano per la Russia con un unica certezza, ritornare dalla donna amata...).
 
Cosa uccide l'amore?
 
"Amor che a nullo amato amar perdona"
 
Eppero'...
 
Non ho ricette (ci mancherebbe), ma mi viene di indicare quattro grossi punti dolorosi.
 
Intimità, distanza, sesso, controllo.
 
a) Intimità.
 
A parole vogliamo condividere TUTTO. A parole vogliamo che tutti sappiano quel che intimamente pensiamo e proviamo, vogliamo esporre il nostro mondo. Un uomo, una donna che si sente affascinato da un nuovo incontro dice "Mi sembra come se mi leggesse dentro". E questo ci lega.
Come potrà ferirmi quella persona, se invece mi vede e mi capisce? Come potrà farmi del male?! Lei SA - meglio di quanto sappia io - quali sono le mie carenze, le mie mancanze, le mie fragilità. Lei avrà cura di me.
 
Una volta se eri triste - o anche solo un po' scoglionato - , al massimo dicevano che eri gay, o malato "di nervi". Adesso, anche il vicino di casa  tira fuori Freud, Jung, e "donne che ballano con i lupi" come se piovesse.
 
Non c'è patologia psicologica che ci sfugga, non c'è rimedio di cui non siamo al corrente. Sappiamo tutto. Abbiamo visto infinite repliche della D'Eusanio, e siamo tutti tuttologi.
 
Ma l'intimità non è mica quella roba lì. L'intimità non è la falsa conoscenza o l'inquadramento in categorie piu' o meno universalmente note  di ogni possibile insicurezza. E non è una polizza Lloyd d'assicurazione circa il non essere MAI feriti dall'altra persona.
 
L'intimità in una storia d'amore si coglie come un frutto tardivo, dopo un lungo inverno, è quel qualcosa che ci consente di farci vedere nudi, stanchi, malati, insicuri, fragili, cattivi, da chi ci ama.
 
Si conquista in anni di vicinanza, e a volte nemmeno quelli bastano. Non ha bisogno né di parole, né di etichette. E' , ontologicamente è, come una calda coperta fatta di FAMILIARITA'.
 
Ma le etichette piu' alla moda (Sei masochista, sei sadico, sei narciso, sei bipolare) soffocano quest'antica familiarità tra ANIMALI CHE SI TENGONO CALDO INSIEME.
E affrontano insieme le tempeste della vita.
 
Per cui è facile ed eccitante gettarsi queste etichette addosso fin dal primo incontro, e scontrarsi pure su di esse (sei infedele/sei inaffidabile/sei leale), invece di fare cose semplici come DAVVERO STARE INSIEME. Lasciare pian piano che il sentimento, e la vera intimità , crescano, con la vita condivisa.
 
b) La distanza.
 
 
"La lontananza, sai, è come il vento" cantava l'indimenticato Domenico Modugno.
 
Intere generazioni sono cresciute nel mito del "La lontananza spegne i fuochi piccoli e accende quelli grandi".
 
Ma questo valeva in un mondo che non esiste piu'. Un  mondo dove non c'erano telefonini, pc, msn, skype, dove i treni viaggiavano lenti come tradotte e davvero un telefono a gettoni  al posto giusto nel momento giusto poteva fare la differenza tra amarsi per sempre...o mai piu'.
 
L'amore ai tempi del cellulare è un altra cosa.
 
E' talmente invadente che fa rabbrividire. Solo gli adolescenti o i pazzi possono tollerare che un amato/a li chiami 200 vv. al giorno con il cellulare facendo squilletti idioti "così sai che ti penso".
 
Mio padre, 75enne, ha ricevuto per tre mesi le attenzioni ossessive  via sms di un ragazzo convinto che lui fosse la sua bella. Il tipo non ci credeva. Piu' noi dicevamo che era il cellulare di un signore in età e non di "Maria", piu' questo insisteva.
 
Eppure...quanti di noi dipendono dallo squillo? Dalla mail? C'è gente capace di tormentarsi per giorni perchè "vedo il suo contatto sul msn pero' non mi chiama, allora mi metto in invisibile, e pero' vedo che parla con altri..."
 
Ma allora la distanza dov'è? Non dovremmo tutti essere felici e squillanti? (di sms).
 
L'uomo ha bisogno di distanza. E la donna pure. Per pensare al proprio amore, devi avere lo SPAZIO per poterlo immaginare, un pochino idealizzarlo, sognarlo, sentirlo.
 
L'ossessione è il peggiore dei terreni per le passioni amorose. Siate ossessivi, e verrete crudelmente abbandonati.
 
Quello che lega i fanatici dell'sms ad oltranza, non è amore. E' controllo (vedi al punto 4).
 
Tant'è che allora si surroga con questo controllo fittizio e tecnologico a vere distanze: lui/lei è sposato, ha un'altro compagno/a, è depresso, sta due anni in America per uno stage e non si sa se tornerà, è di un altra cultura e quindi non tollera i cattolici/ebrei, sta a Timbuctu, ha detto che non vuole figli e non li vorrà mai, è allergico agli impegni, ha altre due donne e io sono la terza, è gay, etc.
 
Tutto questo non conta NIENTE purché il tipo/a quantomeno eserciti il suo sms quotidiano che ci da' la finta sensazione di poter controllare una distanza di base, di cui siamo SEMPRE stati ben consapevoli, e che anzi abbiamo scelto noi in primis, per paura di metterci alla prova con un rapporto VERO.
 
E noi felici e contenti siamo soli soli. E squillanti.
 
c) Sesso.
 
Il sesso non dovrebbe piu' essere un problema, giusto?
 
Sbagliato.
 
Eppure ci sono anellini vibranti, preservativi alla fragola, aggeggi elettronici per il controllo della fertilità, pillole che ti tirano giu' e ti tirano su,  quant'altro.
 
E allora perché se ne fa così poco? E perché si fa così male?
 
Il sesso divide piu' che unire. La coppia disomogenea, quella dove uno dei due c'è a parole ma non nei fatti, si divide SEMPRE sul sesso: che sia la giovane madre che dopo la nascita del figlioletto smette di fare la donna (salvo riscoprirsi qualche mese o anno dopo nelle braccia di un uomo che NON E' il marito...), o il marito che chatta con sconosciute ma quando torna nel letto coniugale si volta dall'altra parte. Che si sia giovani fidanzati, che si coltivi l'idea assurda di una castità priva di contenuti (quando non scelta dopo lunga e sincera riflessisone), o quella di una promiscuità selvaggia (sempre piu' sento di 20enni fidanzati da 5 anni con amante e controamante).
 
Che si sia single, pronti a finire a letto al primo appuntamento o mai.
 
Che si sia sposati da 20 anni e incapaci di scoprirsi ancora attraenti.
 
ll sesso funziona sempre meno, perché è stato spogliato di contenuti.  Tanto piu' se ne parla, tanto piu' se ne fa in modi impropri (prostituzione, chat, sesso virtuale, etc.), meno significa.
 
L'uomo è ansioso, affamato di contenuti.
 
E allora il sesso diventa solo una preoccupazione in piu', perché divenuto mero "bene di consumo" non soddisfa piu'. Evapora. E allora se ne fa volentieri a meno o lo si sostituisce con succedanei senza significato.
 
E l'eros va a morire.
 
d) Controllo.
 
"Ho molto sofferto nella mia vita, ora non accettero' piu' compromessi"
 
 Quante volte abbiamo sentito questa frase? Forse l'abbiamo anche pronunciata.
 
Mai piu'. Never Again.
 
Non soffriro' di nuovo, non prestero' il fianco a fregature sentimentali di bassa lega.
 
Già. E allora pretendero' dai nuovi partner un perfetto kit di accondiscendenza a TUTTE le mie richieste emotive, anche le piu' irragionevoli (non lo so se ti voglio vedere, lasciamo due settimane per pensarci....). Perché IO sono stato ferito/a.
 
Ci illudiamo che il controllo ci dia quello che la sorte (maligna) ci ha negato. Un vero amore. Qualcuno davvero perfetto per noi.
 
Ma l'amore è creazione divina, è spirito. Il controllo è roba che va bene per le produzioni in massa (es. tot auto in tot ore), non per i sentimenti "eterni".
 
Eppure ci illludiamo che è proprio il controllo che ci darà la felicità. O quantomeno terrà a bada l'infelicità di vivere.
 
Ahime', non funziona così.
 
Difficile trovare un ultratrentenne non scottato dalla vita. I futuri "controllori" allora si incontrano, e da subito stendono segnali e confini. All'inizio tutto funziona meravigliosamente. Anche tu non vuoi essere disturbato il mercoledì sera? Fantastico.
 
Poi pero' le cose non vanno così bene. Lui vorrebbe uscire, lei no. Lui ama la montagna, lei il mare. Lui è uno stronzo, lei pure. Entrambi si illudono che è solo colpa della sorte maligna e cattiva se non hanno mai portato a buon fine per un decoroso periodo di tempo una relazione. Che se lei è pluridivorziata, è stata sfortunata. Che se lui è stato tradito piu' volte, è stato con delle zoccole.

Nessuna indagine sui veri perché. Anzi, piu' i confini sono irragionevoli, piu' ci incaponiamo.
 
Perché il controllo risolverà ogni problema. Il decidere come quando e perché, quanto si suda, e quanto si spende, e quanto ci si vede, risolverà tutto.

Certo.
 
Fino alla prossima volta. A quell'ansito da animale ferito che ci dice che no, non c'è amore dove c'è controllo e basta.
 
Ancor peggio se il malcapitato partner si lascia controllare....
 
Vi ho annoiato abbastanza. Volevo riprendere alcuni di questi temi e vedere se potevamo in qualche modo suscitare un dibattito.
 
O anche no.
 
Ricordando che   "L'amore è l'attività degli oziosi e l'ozio degli attivi."
 
Un bacio!
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
May 18

I Tudors...ovvero, Divorzio all'Inglese

 
Ve l'avevo promesso: una recensione di questo serial prodotto di lusso e di punta della SHOWTIME (la tv via cavo americana che già ci ha regalato l'indimenticabile serial a tematica gay QUEEER AS FOLK e DEXTER), attualmente in onda su MYA (il giovedì sera alle 21), e prossimamente su Canale 5.
 
Cast di extra lusso: Jonathan Rhys Meyers (già eroe dark di MATCH POINT e di VELVET GOLDMINE, oltre al recentissimo e imperdibile LA MUSICA NEL CUORE; dove è il padre del bambino prodigio AUGUST RUSH insieme a Robin Williams e alla diva di "FELICITY" Keri Russel)  è re Enrico VIII di Inghilterra, il padre della Regina ELIZABETH (di cui ho visto i questi giorni il secondo "episodio": ELIZABETH THE GOLDEN AGE, tra l'altro è da notare che la saga cinematografica con Cate Blanchett vede tra gli autori uno degli sceneggiatori de I Tudors, per cui serie e film hanno parecchi punti in comune, oltre all'atmosfera e all'epoca).
 
La storia è nota: sovrano della prima metà del 1500, Enrico VIII passa alla storia per due fatti entrambi discutibili: il suo divorzio dalla regina spagnola Caterina di Aragona provoca lo scisma della Chiesa di Inghilterra dal resto della Chiesa Cattolica, ed egli inanella ben SEI MOGLI, di cui ben due perderanno a causa sua la testa (letteralmente, nel senso che verranno decapitate) e solo una gli sopravviverà.
 
Per chi non conoscesse ben l'epoca, è da notare che la lotta tra protestanti e cattolici innescata dal suddetto divorzio provocherà un'infinità di morti e stragi per secoli nelle isole britanniche, innescando un conflitto sociale ed etico non ancora del tutto sopito.
 
Enrico è ben rappresentato dall'attraente e intenso attore irlandese come un giovane re ambizioso e arrogante, viziato e capriccioso, manipolato dall'astuto cardinale Wolsey (qui impersonato da un ottimo Sam Neill, già indimenticabile in "Lezioni di Piano" e mille altri film, tra cui Jurassic Park), e la cui anima buona è il pio e fascinoso Thomas More (Jeremy Northam, altro attore di una certa fama e dal look intrigante), che ahime' finirà male anche lui, quale è la sorte di tutti i grilli parlanti, pure lui senza testa.
 
Ma all'epoca era assai facile trovarsi dalla parte sbagliata di un complotto, e ben lo apprende  - a sue spese - l'ambiziosa Anna Bolena, spinta da padre e zio a diventare la nuova moglie del re (la seconda di sei). Anna è qui interpretata dalla fascinosa Natalie Dormer, che ben incarna la bellezza bruna e algida dagli occhi di cielo alla Rossella O'Hara che farà perdere la testa (in senso  figurato ) al re Enrico, porterà alla rovina l'ambizioso cardinale Wolsey, incapace di garantire al re il divorzio che egli vorrebbe, e infine condurrà dal boia lei stessa, quando dopo avergli dato una sola figlia (Enrico è ossessionato dall'idea di avere un figlio maschio, che pero' non avrà mai: il suo unico "erede" è il figlio illegittimo che genera con lady Blount e che muore adolescente), incontrerà la noia del sovrano e pagherà per cio' con la vita.
 
Ahime', il modello di uomo che re Enrico in questa serie propone è tutt'altro che passato di moda: un uomo che in fretta si accende, in fretta si spegne e del suo egoismo saranno solo gli Altri a pagare, e in primis le donne che egli ha amato, seppure per breve periodo.
 
Ed Enrico? Finirà solo e grasso, travolto da grasso, gotta e forse sifilide, non ancora sessantenne.
 
La sua erede sarà Elizabeth, una donna...guarda caso la Regina Vergine.
 
Buona visione con i Tudors!!!!

Roberta
 
 
 
 
View more entries
 
da quando ho scoperto Yahoo Music ho una nuova droga: i video musicali!