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July 26 Batman e il Joker: ragione e sregolatezzaAmmetto che l'ho rifatto.
Sono di nuovo andata al cinema da sola. Con la scusa di impegni familiari vari, mi sono presa l'ennesimo pomeriggio di libertà...e sono fiondata a vedere "The dark Knight"; il cavaliere oscuro, l'ultimo film della franchise "Batman", con un cast talmente stellare da lasciare basiti di meraviglia ogni due minuti per la voglia di collocare un nome su tutte quelle belle facce.
Il film è già entrato nella leggenda, per via degli incassi stratosferici, e delle leggende sinistre legate alla troppo precoce morte del compianto Heath Ledger e di uno stuntman durante la lavorazione.
Ma il film è anche veramente un gran bel film.
E ve lo dice una che non adora i film tratti da fumetti (un mondo - specie quello dei DC Comics - che non mi ha mai attratta, forse per questo occorrerebbe il cromosoma Y), ma che ieri e' rimasta due ore e mezza incollata alla comoda poltrona della multisala, avvinta in un gioco sempre piu' intenso, raffinato, complesso, sorprendente.
Heath purtroppo (per chi come me lo ha molto amato, specie in "Brokeback Mountain", film delicatissimo e insieme molto forte che esprime meglio di molti altri le contraddizioni dell'amore...) è morto, e anche Christian Bale non sta troppo bene (solo dell'altro ieri le imputazioni per lui di maltrattamenti in famiglia...), pero' la magia c'è ed è intatta. Christian Bale riesce a restituire sullo schermo l'eleganza (estrema! Complimenti ad Armani che lo veste, anche in una azzeccata campagna pubblicitaria sulla Stampa) di un personaggio sempre in bilico tra paranoia e disincanto, mentre Heath Ledger, aiutato nella versione italiana da un doppiaggio sapiente e da manierismi mai sovrautilizzati (il gesto di schioccare la lingua per esempio non è mai abusato) ricorda in quanto a sublime psicopaticità non tanto il Joker di Nicholson quanto, se mi passate la battuta, il Nicholson di Shining, quello che nella versione italiana parlava con un leggero accento inglese e si presentava come "Mr Torrance".
Il dilemma che il Joker pone a Batman è : come puoi pensare di combattere il male con la ragionevolezza? E insieme, come puoi pensare di sconfiggere un universo di normalità dove bene e male hanno le loro comode enclaves, eliminando una delle due parti senza che anche l'altra crolli? Sono temi universali, da cui non si puo' rifuggere.
Il dilemma di Harvey Dent - Due Facce - è invece come si puo' promettere a chi si ama cio' che non si puo' dare, nemmeno con tutta la volontà del mondo.
Il riferimento nemmeno troppo velato alla realtà che stiamo vivendo dopo l'11 settembre è puntuale. Personalmente , saro' retorica, ma tra tutti i plot e subplot di cui il film è ricchissimo (come una vera e propria scatola cinese) quello che ho preferito è quello dei "traghetti". Non voglio spoilerare chi non ha ancora visto il film ma mi limito ad osservare che l'umanità - che si esprima per mezzo della democrazia, o dell'istinto - ha un "sano" senso dell'umanità che ancora permette di superare gli orrori (basta pensare a quelli, recentissimi, del novecento).
E alla fine è a quest'umanità impefetta, fallace, bisognosa di conferme,eppure tenace che il film si appella. Batman apprende che l'eroe non è tale se non accetta di sporcare la sua reputazione, e di imparare dai suoi sbagli, con un po' di conforto morale "from my friends".
Come ci ricorda il film, "darkest before dawn", è sempre piu' buio prima dell'Alba.
Un bacio!
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