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15 March

La vita dopo la vita - le esperienze pre - morte

Eh lo so.

Argomento pesantinoA bocca aperta
 
Pero' che dirvi, in questo periodo di malattia ho avuto modo di leggere tantissimi libri. Ci mettero' parecchio a recensirveli tutti, per cui ho pensato di dividerli per argomento.
 
Dopo aver letto la recensione di un libro di Paola Giovetti sulle NDE - le cosiddette NEAR DEATH EXPERIENCES (le esperienze di premorte) ho deciso di indagare un po' piu' a fondo il fenomeno.
 
Il tema colpisce l'attenzione pubblica quando nel 1976 lo psichiatra americano Raymond A. Moody Jr. pubblica il suo bestseller "Life after life" (io ho letto la riedizione del tema nel suo libro "The light beyond").
 
In realtà anche nel passato letterario e scientifico non mancano resoconti di pre - morte: uno, celeberrimo, del secondo padre della psicanalisi, Carl Gustav Jung, altri di famosi autori dell'antichità.
 
Per pre- morte si intende l'esperienza di chi si trova "ai confini" (od oltre?) della vita: in seguito ad incidenti, operazioni, coma, etc.
 
Indubbiamente, colpisce la pressocché totale uniformità dell'esperienza, che di solito vede manifestarsi i seguenti stadi:
- la persona "in pericolo di vita" (o clinicamente morta) si vede "uscita" dal suo corpo, non di rado osserva i medici, o familiari, e il suo corpo immobile, e solo con una certa fatica vi riconosce se stesso;
- successivamente, la sua essenza "eterea" (l'anima?), lo conduce in un tunnel oscuro, dove è confortato da presenze spirituali rifulgenti di bontà, prima conoscenti e parenti già trapassati, poi entità spirituali che, a seconda del background etnico e religioso, riconosce come Dio, Gesu' Cristo, Buddha, etc.
- dopo il tunnel, o - in alternativa - l'ascesa al cielo (alcuni ricordano di aver visto sotto di loro la Terra come dallo spazio), i nostri approdono ad un mondo superiore, meraviglioso, di grande bellezza e spiritualità. Qui avviene un fatto fondamentale: viene chiesto loro di "revisionare" e giudicare la loro vita. Non con spirito condannatorio, ma coloro che sperimentano questa fase "capiscono" fino in fondo il bene e il male fatto. Da cio' derivano loro due consapevolezze: che l'unica cosa che conta nella vita è AMARE,  e che è fondamentale CONOSCERE
- a questo punto viene loro consigliato di tornare sulla Terra per concludere il loro cammino terreno, sebbene loro vogliano rimanere in questo Paradiso.
- ritornano non senza dolore (fisico e spirituale) alla loro vita, rimpiangendo la meravigliosa vita spirituale dell'aldilà. Di solito sono persone migliori, piu' buone, gentili, non temono la morte, e si dedicano con passione allo studio e all'approfondimento di ogni tipo di conoscenza.
 
E' una reazione chimica del cervello che "consola" per la dipartita imminente?
E' uno scherzo delle nostre endorfine in momenti critici?
 
Oppure esiste una componente spirituale di noi che non viene coinvolta dal processo di disfacimento del corpo?
 
Una testimonianza molto pregnante, che illustra tutti i passaggi sopra descritti, è quella contenuta nel libro EMBRACED BY THE LIGHT, di Betty J. Edie. La signora Edie si spinge ad alcune spiegazioni "teologiche" che sicuramente possono risultare ultronee per chi cerca conferme scientifiche o anche solo statistiche, ma che sono in qualche modo coerenti con i messaggi spirituali delle dottrine sia cristiane che orientali.
 
Nella sua esperienza, una figura cristologica (la signora Edie parla anche di Angeli guerrieri e di entità demoniache per lo piu' impotenti...) le "spiega" il "male" della vità, cio' che ci è inspiegabile (le malattie, la morte, le disgrazie, la guerra) come necessità per spiriti evoluti di mettersi "alla prova" al fine di ulteriormente accrescere l'evoluzione propria altrui. Secondo questo punto di vista, le vite piu' infelici e piagate dalla sofferenza sono quelle "scelte" dagli spiriti "Migliori" ("gli ultimi saranno i primi").
 
La dottrina orientale è ancorata al karma, come rapporto di causa - effetto tra esperienze di vite precedenti e cammino di crescita personale. La dottrina cristiana spiega  invece il male come un fardello legato alla nostra mortalità la cui unica soluzione va riscontrata nella Resurrezione di Cristo e nella fede in Lui ed in essa, come messaggio centrale della cristianità.
 
Un fil rouge lega, è evidente, queste due posizioni, con l'unica precisazione che mentre la dottrina buddista illumina come soluzione "finale",  l'"allontanamento" dalla catene del mondo materiale (pur sottolineando la profonda necessità di aiutare gli altri, realizzando lo stato di bodisvatta, per raggiungere la felicità ), quella cristiana punta il dito sulla CARITA' , intesa come fattiva partecipazione nel mondo (vedi il bellissimo libro di Giovanni Paolo II "Varcare le soglie della speranza") fino alla fine dell'esperienza terrena.
 
Che dire?

Quale che sia il proprio approccio, sicuramente nell'approssimarsi della fine o anche solo nella riflessione su di essa che, volenti o nolenti, fa parte della nostra esperienza umana, l'ateismo puro non "aiuta" quanto i messaggi spirituali che filtrano da queste esperienze - peraltro statisticamente rilevanti (si conta un'esperienza di pre - morte o pericolo, negli Stati Uniti, ogni 20 persone) - e dalle dottrine religiose.
 
Ma ciascuno di noi, è naturale, e sta nell'alveo del nostro libero arbitrio, sceglie il proprio inferno o - se del caso - il proprio Paradiso...
 
Un abbraccio a tutti!

 
 
9 March

Grease: l'importanza della brillantina

Ieri con la mia famiglia ho assistito alla rappresentazione di "Grease"; messo in scena dalla Compagnia della Rancia.
Premesso che erano anni, da quando la Cuccarini lo lancio' a teatro, che desideravo vedere quello che per me è il principe dei Musical.
Non conoscevo la genesi del musical: nacque negli anni '70 durante una festa universitaria quando i due autori si trovarono a mettere a fine serata sul giradischi alcuni vinili degli anni '50. Di qui il proverbiale gusto "camp"!
Se dovessi finire su un isola deserta con un proverbiale film, farei un po' di scena....cincischiando con film d'elite come Picnic ad Hanging rock...ma alla fine acchiapperei Grease;)
Penso di averlo visto almeno una trentina di volte, è e resta uno dei miei film preferiti...e conosco le battute a memoria.
Ero un po' prevenuta sulla provincialità dell'operazione, ma mi sono dovuta ricredere.
Gli attori cantano, ballano e recitano rigorosamente dal vivo. L'ho visto al Teatro Alfieri, il maggior teatro di Torino per il teatro "Leggero", che ha un palcoscenico notevole, su cui in anni passati ebbi modo di vedere attori come Gino Bramieri, fantasisti come Brachetti, e persino epigoni della commedia napoletana come Mariano Rigillo.
Per cui il palco, grande, presentava una scenografia abbastanza essenziale (l'ambiente scolastico della Rydell School), che di volta in volta era caratterizzato da alcuni elementi riconoscibilissimi: le gradinate di "Summer Nights", l'interno di una gelateria dai colori pastello, la palestra del ballo.
Le battute del film sono riportate pari pari, parola per parola, ma la struttura del plot risulta da un lato semplificata (ovviamente, non potevano riproporre scene come la corsa delle auto), dall'altro con delle aggiunte che penso siano originali della versione "musical" (portata a teatro, prima della realizzazione cinematografica di John Travolta, da RICHARD GERE nel ruolo di Danny!), in quanto sono riproposte canzoni come "Freddie my love" o "Tears on my pillow" che sono presenti sul vinile del film (chi ce l'ha le conosce), ma non nella versione filmica ("Freddie my love" viene cantata prima di "Look at me I'm Sandra Dee", il pezzo di Rizzo con la parrucca bionda, quando Marty mostra alle amiche il chimono che le ha regalato Freddy, il marines che sta in Corea, nel disco questa canzone c'è, e io la conoscevo bene, ma non è riportata nel dvd né nella versione sempre trasmessa in tv o al cinema del film, probabilmente è stato eliminato, questo numero, in fase di montaggio).
Nell'insieme ci sono alcuni numeri che penso originali della versione musical che alleggeriscono la trama: c'è un simpaticissimo intermezzo tutto al maschile dove uno dei ragazzi della gang (Sonny?) fa finta di non sapere suonare la chitarra (ha fatto molto ridere i bambini in sala, perché il neo musicista dichiara di saper suonare solo "Magiche note di Winnie Poo";)), e invece diventa un simpatico numero di ballo, con tre ragazzi (Eugene,  poi il personaggio del "Jock", lo sportivo che esce con Sandy nel film interpretato da Lorenzo Lamas, già figlio della attrice - nuotatrice Esther Williams, e uno dei T - birds) che escono pressoché nudi dalla doccia per cantare (quello che interpreta lo sportivo c'ha un fisicaccio da paura, sovrasta persino l'interprete di Danny, che pure è un bellissimo, muscolosissimo ragazzo, che non ha certo la fragilità dell'allora John Travolta).
Altro numero ben riuscito è quello in cui viene inventata alla fine una specie di festina, dove Rizzo (una bellissima, bravissima attrice, ho sempre pensato che Rizzo sia il personaggio CENTRALE di Grease, come dimostra la bravura dell'attrice filmica STOCKARD CHANNING, se si sbaglia il casting di Rizzo, la storia va giu' per lo sciacquone) canta STUPENDAMENTE la versione italiana di "There are worse things I could do" (canzone difficilissima di per sé!), passando quindi il testimone a Sandy per la sua "Goodbye to Sandra Dee": nella versione filmica le due si "passano il testimone" con una scena conciliatoria, qui litigano, ma serve l'espediente ad evitare la corsa delle auto.
 
Un altro cavallo di battaglia ben riuscito è Grease Lightning, ovviamente, uno dei numeri centrali del fim. Ben cantata anche Sandy (ripetuta due volte, all'inizio e nel giusto contesto).
 
Non è invce del tutto riuscita la scena finale. Sandy arriva tutta in tiro e vestita di pelle nera, ma non c'è lo stupore di Danny così ben reso nella versione filmica. Hanno sbagliato qualcosa a livello di timing, la scena risulta decisamente meno incisiva. Anche se Serena Carradore, interprete di Sandy, ha in questa scena una sorprendente somiglianza con Olivia Newton John! (peccato invece per le bruttissime parrucche che indossa nel resto dello spettacolo).
Invece del "Carnival", la scena finale risulta girata in una gelateria, e va bene così, giusto semplificare. Ribadisco il timing di "You're the one that I want" risulta sballato, ma va bene lo stesso. Io pero' come regista farei qualcosa per rendere piu' incisivo l'ingresso in scena della "Nuova" Sandy!
Il finale molto bello ripropone tutti i numeri clou, e gli attori molto molto applauditi escono in sala!
Grande successo di pubblico, noi entusiasti, replicheremo a maggio con "High School Musical" sperando di trovare una Sharpay all'altezza di Ashley Tisdale!
Un abbraccio a tutti!
Roberta
 
 
 
 

 
1 March

Sweeney Todd: se prepari la vendetta, scava due fosse

Quanto sangue!

 

Quanto sangue!

 

 Quanto sangue!!

Siamo stati, io e mio marito, or ora a vederlo : a me è piaciuto (con riserva),a lui proprio no. Ma mio marito odia sia i musical che gli horror, specie quelli in variante grand guignol come questo.

 

Che dire?!

 

Fotografia grandiosa, fatta apposta per la faccia sublime di Johnny che sempre e comunque è l'uomo piu' squisito apparso al di là di una telecamera.

 

Lui è l'evoluzione di Edward Mani di Forbice, il cugino sobrio del Capitano Jack Sparrow, insomma è il fanciullo fatto uomo cui una luce livida non toglie né rughe né stanchezza, gli occhi bistrati di nero come in un film del cinema muto.

 

Nella breve parentesi di sogno borghese inglese di Mrs. Lovett (un incantevole Elena Bonham Carter) sul canale della Manica, il sole splende, ma è un sole di cartone, e ritorna l'immagine del film muto (un po' come nel bellissimo THE ILLUSIONIST, l'avete veduto?), con Johnny imbronciato e bellissimo nel pigiama a righe....e lui, il bambino e Mrs. Lovett terribile famiglia di spettri...già morti già morti già morti...come in The Others.

 

Ritorna il vecchio detto indiano, "se prepari la vendetta, scava DUE fosse", ma qui di fosse ne servirebbero a decine, se non fosse che l'impagabile, innamorata Mrs. Lovett ha un'idea pratica e redditizia....

 

E chi si salverà non sarà piu' innocente, perché il male uccide l'innocenza, per cui anche la giovane Johanna, il bambino e il marinaio porteranno per sempre il peso della colpa....

 

grandi attori "potteriani" (il giudice Alan Rickman - già Severus Piton - Elena Bonham Carter - Bellatrix Lestrange, Codaliscia - Timothy Spall) per un film americano dal sapore squisitamente inglese.

 

E Johnny canta benissimo, con una voce profonda e impostata che non gli avrei mai immaginato, ma non riesce, come personaggio a farsi amare...sono davvero tutti morti viventi....e la sua canzone di morte lo separa da tutto il resto del mondo...inesorabilmente...come un fantasma tra i vivi (echi de Il Corvo).

 

Bacio!

Roberta