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19 November

A letto con il nemico (Campagna del Fiocco Bianco)

"La violenza domestica è una delle principali cause di morte per le donne prima degli incidenti stradali, del cancro e della guerra ."

E' l'incipit della presentazione per il 2007 della CAMPAGNA DEL FIOCCO BIANCO, un iniziativa lanciata da alcuni uomini canadesi dopo una strage di studentesse compiuta in quel Paese.

Quest'iniziativa umanitaria, a cui chiunque di noi - uomini e donne, anche se è un'iniziativa specificamente rivolta agli uomini - puo' aderire, è rivolta a sensibilizzare tutti noi sulle dramamtiche conseguenze della violenza sulle donne.

Trovate il materiale informativo e l'elenco delle iniziative qui:

http://www.fioccobianco.it/

Gli uomini stanno diventando sempre piu' consapevoli della necessità di proteggere le loro compagne, fidanzate, mogli e amiche dagli effetti della violenza, che il piu' delle volte si esercita in ambito familiare e lavorativo, quindi nei luoghi dove la persona svolge la maggior parte del suo tempo.

Vi prego, prendetevi due minuti del vostro tempo per farvi un giro sul sito della Campagna!

Ho avuto occasione in questi giorni di sentire parlare, anche tramite Amnesty International, del film BORDERTOWN, con Jennifer Lopez e Antonio Banderas. Domenica 25 novembre al Teatro Vittoria a Torino, in via Gramsci n. 4, ci sarà una proiezione GRATUITA del film proprio in collaborazione con la citata associazione per illustrare la drammatica sorte delle donne di CIUDAD JUAREZ, città al confine tra il Messico e gli USA, dove molte donne messicane che vivono sole con le loro famiglie vengono rapite, stuprate, torturate e quindi sotterrate nel deserto.  I loro corpi martoriati vengono ritrovati solo in minima parte! Un vero e proprio genocidio sta avvenendo alle porte dell'opulento Occidente. Siete tutti invitati alla proiezione del film.

Ma il tema della violenza sulle donne è tutt'altro che "Lontano" o estraneo, o limitato al mondo extracomunitario o internazionale. A Torino città, nel corso degli ultimi 18 mesi, il 12, 6 % delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o psicologica!

E non si creda che una relazione "violenta" nasca in modo evidente. Se il violento portasse scritto in faccia il suo malessere, sarebbe molto facile, evitarlo, non credete?

Al contrario. E' provato da studi condotti sull'argomento che le relazioni abusive nascono quasi sempre in modo...pressoché fiabesco . E qui parliamo non solo dei rapporti d'amore che diventano inferno in terra, e non solo tra donne e uomini: a volte quello dei due che abusa dell'altro è la donna, oppure puo' essere un rapporto omosessuale. Questi abusi possono avvenire nel lavoro, in relazioni amicali (ad es. tra amici che condividono appartamenti), in famiglia, in ogni tipo di contesto.

La psicoterapeuta americana Noelle Nelson individua sette segni premonitori delle possibili relazioni "pericolose" nel suo libro: "Dangerous Relationships, how to identify and respond to the seven warning signs of a troubled relationships":

1. Un inizio da fiaba, l'epitome del romanticismo

2. la possessività estrema di uno dei due partner

3. Il cambiamento improvviso: il dott. Jekyll diventa Mr. Hyde!

4. Uno dei due partner comincia a dare la colpa all'altro di tutto!

5. Iniziano gli Abusi Verbali

6. L'insensibilità di uno dei due partner verso i sentimenti dell'altro

7. la Violenza: passata e presente.

Tornero' sull'argomento, ma volevo segnalarvi questi due appuntamenti,e raccogliere i vostri suggerimenti e i vostri input.

Vi abbraccio, cari amici, buona settimana!
Roberta

 

 

 

 

 

 

18 November

Un progetto andato a male...l'ossessiva ricerca del COMMITTMENT!

Niente a letto con il nemico.
 
Ho poco tempo ed un'idea veloce prima da schizzare.
 
Nell'episodio della scorsa settimana di DEXTER (la bellissima serie del canale americano SHOWTIME in onda il giovedì alle 22.50 su FOXCRIME), Dexter si pone un inquietante interrogativo.
La sua ragazza, Rita, gli ha fatto - travestita da Lara Croft - del sesso orale. E' stato fantastico. Ora lei lo guarda...in modo diverso. Sembra quasi, si chiede Dexter, che lei si aspetti...da lui qualcosa. Che lei si aspetti che la loro relazione...passi al livello successivo.
 
Solo che c'è un problema.
 
Per Dexter non esiste un livello successivo.
 
Per lui il massimo dell'intimità che si puo' raggiungere con una donna è quello : vedersi, stare bene insieme occasionalmente, fare del sesso quando va ad entrambi, e poi ciascuno a casa propria. Niente discorsi sul futuro, nessun progetto.
 
Dexter pero' ha la sensazione che le donne si aspettino...di piu'. Che vogliano una progettualità, un futuro, una casa insieme. Magari una famiglia. Rita per esempio ha già dei figli, magari si aspetta che lui faccia loro da padre.
 
E allora Dexter pensa che Rita farà come tutte le donne a questo punto: in un nano secondo da promettente partner  lui diventerà un progetto andato a male e verrà messo alla porta. Così. D'amblé. Senza possibilità d'appello.
 
Bocciato. Finito. Buttato nella spazzatura. Porta in faccia. Addio e non tornare.
 
Questa scena mi ha fatto molto riflettere.
 
 
Mi sa che Dexter ha ragione. Noi donne tendiamo a ragionare così. Come tendiamo ad eccedere in dolce, amorevole accoglienza nelle fasi iniziali del rapporto, così siamo eccessivamente drastiche nel mettere alla porta i "progetti andati a male"; non appena ci sembra che non ci siano possibilità di evoluzione positiva nel senso da noi sperato. Da un lato, non fraintendetemi, è anche un utile meccanismo di difesa: fosse per gli uomini, probabilmente, la razza umana probabilmente si sarebbe estinta, da un certo punto di vista. L'impegno è sempre stato socialmente e storicamente elaborato come contropartita della disponbilità sessualità delle donne per un solo partner a garanzia della sopravvivenza loro e dei loro figli. Tant'è che adesso che le donne si mantengono da sole, questo meccanismo è clamorosamente andato in crisi.
Per cui, sicuramente, se si aspira a trovare un compagno di vita, puo' essere utile "tagliare corto" a storie senza futuro. Pero', ammettiamolo, noi donne nel voltafaccia emozionale a volte siamo campionesse olimpioniche della categoria.
 
D'altro canto, torniamo al problema di sempre: uomini e donne continuano a parlare linguaggi profondamente diversi, a volte antitetici. Gli uomini parlano di sesso, sottintendendo amore, le donne d'amore, spesso sottintendendo anche il sesso. E in questa Babele ci si continua a non capire.
 
Il libro Women's Infidelity, citato nel mio elenco, illustra a lungo la differenza culturale nel modello occidentale tra l'uomo, educato alla ricerca della conquista sessuale (anche quando questa presuppone tenerezza e amore..) e la donna educata alla ricerca del "committment"; l'impegno. Tant'è che fino ad epoca recente prevaleva per la donna un modello che premiava il cosiddetto "Basso chilometraggio": una donna tanto piu' aveva valore tanto minore era il numero dei partner sessuali che aveva avuto!
 
Ancor oggi cinema e fiction -  ma anche la cronaca e il costume -  ci mostrano il seduttore uomo impegnato in conquiste di letto e di cuori, e la seduttrice donna impegnata a portare maschi di pregio...all'altare!! (anche piu' volte....tant'è che le novelle eroine...i casi mediatici sono agli occhi di tutti...si accaniscono contro importanti uomini già sposati, e  volte nemmeno al primo matrimonio....incuranti dello sfascio arrecato a precedenti stati civili...).
 
Ci capiremo mai?! Riusciremo mai a far quadrare il conto? Qualcuno (Steven Carter, Men who can't love) ha detto che con il femminismo e l'indipendenza economica delle donne, "L'uomo è uscito dalla gabbia", e non è piu' costretto a barattare il matrimonio con il sesso (amore, gente, è sempre amore.....). Bene. Allora cosa da' in cambio?
 
I conti non tornano piu', e cio' crea i disagi e le incomunicabilità di cui al post di ieri. Il Supermarket dell'Amore dove si parla una babele di lingue.
 
Ma c'è di peggio, a mio avviso, e sempre Dexter mette il dito nella piaga.
 
Questo serial è un meraviglioso studio sulla natura umana. Il pretesto narrativo è che DEXTER non prova emozioni, le finge soltanto. Ma a te spettatore viene da chiedersi: ma quante sono davvero le persone come lui?
Io sospetto moltissime. Io penso esistano tantissime persone che non hanno EMOZIONI ma solo IMPULSI. NEED e non WANT.  Anzi, la nostra società viene sempre piu' diseducata alle emozioni. Le emozioni sono fuori moda.
Si va per sensorialità, non per emozioni! Per sensazioni, non per sentimenti.
Il padre adottivo di Dexter gli ha insegnato a fingere: i continui flashback mostrano il padre che gli insegna a mimetizzarsi, a uscire con le ragazze, a essere "normale". E lui ci riesce benissimo. Al punto che tutti lo credono normale.
Ma lui non lo è. O lo è perfettamente, nella misura che i mostri sono gli "altri", quelli che normali lo sono veramente!
Perché lui non ha emozioni, ma ha la ragione, che gli funziona da compasso morale. Chi invece  è come lui ma non ha nessun compasso morale, è un mostro!
E quanti ce ne sono!
Non avete idea come mi affascina questa cosa!
Quanti ne conosciamo di soggetti così! Di gente apparentemente normale, pulita, ordinata, attraente, che paga le tasse, lavora, presenta bene. Fa le cose giuste al momento giusto. Ma non prova (quasi) niente, e se prova qualcosa sono IMPULSI, non SENTIMENTI.
Affascinante, non trovate?
Penso alla mia collega che per due anni ho trattato come un amica, ho portato a pranzo con me, ho riempito di attenzioni e regali. E che mi manda a cagare davanti a tutti per un singolo, affettuoso rimprovero.
Penso a tante altre persone che sembrano così normali, e dentro hanno il vuoto, o mondi di dolore, chissà.
Serial killer a parte, sono così diversi da Dexter?
Hanno valori, o prendono solo a prestito apparenze di valori?!
 
Vi lascio con questo quesito, a cui francamente non so rispondere.
 
E vi abbraccio.
 
Roberta
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
17 November

Al Supermarket dell'Amore

Carissimi amici,
 
torno dopo una settimana estenuante sul piano del lavoro a parlarvi di sentimenti.
 
Dall'etere internettiano si leva un coro unanime: ROBE', PARLACI D'AMORE!Sorriso (seeeeAnimoticon)
 
Quello che NON C'E', a quel che pare, o che se c'è c'è male, si vive con difficoltà, con disagio, con insoddisfazioni, con frustrazioni.
 
Scrive la sempre sensibilissima voce della mia amica Tendresse (Franca):
 
 

L'amore ai tempi della globalizzazione

L'ultimo film con Hugh Grant uscito in Italia è "Scrivimi una canzone". Commedia romantica con venature musicali che in originale si intitola "Music & Lyrics". Musica e parole.

Infatti tra Alex (Hugh Grant) e Sophie (la protagonista femminile, interpretata da Drew Barrymore) avviene un interessante dialogo proprio sul binomio musica/parole. Lui sostiene che in un brano ciò che conta è soprattutto la melodia. Ma Sophie non è d'accordo. "La melodia è come quando incontri una persona la prima volta, è attrazione, sesso. Ma poi la conosci meglio, conosci com'è, quello che ha dentro. Quelle sono le parole. E' l'insieme delle due cose che crea la magia".

Un concetto semplice, in un film semplice.

Però il più delle volte la verità è proprio questo. Semplice.

Di solito, se ci scervelliamo troppo a trovare una ragione o un motivo, significa che vogliamo trovare la verità dove non c'è.

Concordo con l'idea. Non basta la sola melodia. Non bastano le sole parole. Deve esserci un equilibrio.

E' questo equilibrio che mi interessa. Un buon ritmo. E un buon testo. Il testo, in particolare. Ultimamente incontro solo pagine bianche e vuote.

Sembra che nessuno si curi più di avere qualcosa da dire.

Di citazione in citazione, rimbalziamo sulla tv americana e su un episodio della bellissima terza stagione di "Bones". Uno dei protagonisti principali, Seeley Booth, parla della differenza tra fare sesso e fare l'amore: "Tutti noi siamo fondamentalmente soli, creature separate che girano le une intorno alle altre, alla ricerca del minimo indizio di una reale connessione. Alcuni cercano nel posto sbagliato, altri si rassegnano perché nelle loro menti pensano "Oh, non c'è nessuno là fuori per me". Ma tutti noi continuiamo a provarci. Ancora ed ancora. Perché? Perché una volta ogni tanto - una volta ogni tanto - due persone si incontrano e c'è questa scintilla. E sì, magari lui è attraente, lei è bella e forse vedono solo questo all'inizio. Ma è facendo l'amore - facendo l'amore - che due persone diventano una".

La coprotagonista, Temperance Brennan, ribatte: "E' scientificamente impossibile, per due oggetti, occupare il medesimo spazio".

Lui replica: "Sì, ma quel che è importante, è che noi ci proviamo. E quando lo facciamo nella maniera giusta, noi ci andiamo vicini".

"A cosa?", chiede Temperance. "A superare le leggi della fisica?".

"", conferma Seeley. "Un miracolo".

Questo dialogo ha dato vita a lunghe discussioni tra i fans. In molti lo hanno definito melenso ed irreale. Forse perché, come mi ha detto qualcun altro, il sesso è la forma più diffusa e facile di comunicazione. Quasi scontata. Spesso - troppo spesso - disgiunta da un vero rapporto emotivo. E sentirlo descrivere così, addirittura come un miracolo... beh, immagino che suoni fantascientifico.

Già. Ma andatelo a dire a due persone che si amano davvero.

Ogni tanto capita ancora.

E secondo me è veramente un miracolo.

Altra citazione, questa volta da un racconto.

Lo ha scritto una mia amica, Anna. Si intitola "La principessa con gli occhiali" e racconta di una ragazza che pensava di non volersi innamorare. Ed invece si innamora, di un uomo che capita nella sua vita all'improvviso. Un uomo che non è quello che sembra, che non potrà rimanere. Eppure le regalerà, nonostante tutto, una nuova consapevolezza di se stessa e della vita.

Bella storia, complimenti Anna.

Nel racconto viene citato un passaggio del controverso film "Vi presento Joe Black", con Brad Pitt ed Anthony Hopkins, dove la Morte, in "vacanza" fra noi mortali, finiva con l'innamorarsi. All'inizio, parlando con la figlia, il personaggio di Anthony Hopkins diceva: "Voglio che qualcuno ti travolga, voglio che leviti, voglio che tu canti con rapimento e danzi come un derviscio. Abbi una felicità delirante, o almeno non respingerla.

Lo so che ti suona smielato, ma l'amore è passione, ossessione, qualcuno senza cui non vivi. Io ti dico buttati a capofitto, trova qualcuno da amare alla follia e che ti ami alla stessa maniera. Come trovarlo?

Beh, dimentica il cervello e ascolta il cuore.

Perché la verità è che non ha senso vivere, se manca questo.

Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente equivale a non vivere.

Ma devi tentare, perché se non hai tentato, non hai mai vissuto".

Eccessivo?

Sì. Rifuggo dall'idea dell'ossessione e la follia è auspicabile e bella solo fino ad un certo punto. La felicità delirante... beh, personalmente mi accontenterei anche di una felicità serena. Il delirio non è indispensabile. Però...

Però, in un'altra misura, concordo. Fare il "viaggio" e non innamorarsi davvero è viaggiare solo a metà. E' una beffa.

Cosa volevo dire con queste citazioni sparse?

Che sono belle ma tristi. Oggi come oggi.

Oggi come oggi, vai là fuori cercando qualcuno da cui ascoltare una bella melodia e un testo significativo e... ti ritrovi con la suoneria di un cellulare. Un surrogato musicale. Se ti abboni, te ne arriva pure uno nuovo al giorno. Tanto per non annoiarsi.

Oggi come oggi, sei preso più sul serio se scopi e ti ridono in faccia se preferisci fare semplicemente l'amore.

Oggi come oggi la felicità delirante è una barzelletta hollywoodiana e il concetto di "sogno" viene applicato agli sconosciuti che incontri in chat. Se non ti vedo e ti incornicio in un avatar allora sì che tutto diventa magico.

Che fare?

Adeguarsi? Ribellarsi?

Del resto l'hanno confermato anche a Zelig, la scorsa settimana.

"Come hai potuto pensare di andare con un'altra mentre stavi con me?".

"Cara, è la globalizzazione".

 

Ma il lamento non ha sesso!
le risponde un altrettanto sensibile amico vercellese:

 

Sarà! ma, dalla mia esperienza, il fatto che la biologia abbia dotato le ragazze di materia grigia non ha una legame stretto con l'usarla.
Sfortunato, penso di si. Tu come altre mie amiche lo dimostrate.
Ti pongo un quesito e un momento di riflessione
perché molti ragazzi, spero solo della zona, non hanno un rapporto "sano" con le ragazze. perché le relazioni faticano così tanto a formarsi, spesso non resistono molto e ancora più spesso finiscono male?
Chiave di lettura. Gli stessi ragazzi, io compreso, all'estero non hanno la stessa infelice vita che hanno qua. Apprezzati e amati come mai prima di andarsene.
Perché si sta formando una generazione di zitelle acide ed astiose? certo anche a me piacerebbe uscire con una super modella e tra un "rapporto selvaggio" e l'altro, scoprire che è un premio nobel ed una "ragazza casa e chiesa". Ma non siamo mica tutti George o Richiard, cosa si aspettano da noi?
Forse mi sono lasciato un po' andare, scusami! Ma la dura realtà supera quello che ho scritto, mi sono tenuto qualche cartuccia per una successiva discussione!

Allora, cari e sensibili amici del mondo web, come stanno le cose?
Siamo davvero al Supermarket dell'Amore?
Cambiamo sentimento come le suonerie del cellulare, ce le facciamo arrivare via Chat in abbonamento, una nuova ogni settimana?

Le donne si aspettano maschi ruvidi come tanti Marlboro Men ma che sappiano tirare fuori la sensibilità (di starle a sentire lagnarsi...) di sotto a fisicacci perfetti, e gli uomini donne con corpi da veline e cervelli da fisici nucleari? E un abbraccio, una tenerezza, un semplice starsi vicini in tutto questo, no? E uno spronarsi, nemmeno? A me è stato detto candidamente che sono una donna che "rompe le palle con lo spronare"; e tanti cari saluti al mito della donna che ti dovrebbe aiutare, che dovrebbe empowerizzare, sostenere il suo uomo nei percorsi della vita....troppa fatica, fai due orecchiette alle cime di rapa, e non rompere...

Ma allora cosa vogliono gli uomini dalle donne? E le donne dagli uomini?

Essere entrambi lasciati in pace in oceani di incomunicabilità mentre ognuno si dedica a passatempi da single, salvo essere tirati fuori nelle occasioni di rappresentanza belli lucidi e molto fashion o in occasione di frettolosi rapporti sessuali senza vera tenerezza e vero erotismo? (quello che nasce dal cuore)

Io sono convinta di no. Ci credo davvero, sono l'ultima delle ottimiste. Sparatemi e disperdete le mie ceneri nel Mare.

Questa settimana ho avuto un'interessante discussione sull'eros con un uomo intelligente che mi ha detto che per conoscere davvero l'erotismo bisogna davvero conoscere molti corpi, che uno o due o anche tre non bastano. Io sostenevo esattamente il contrario, che era meglio uno o due amanti in tutta la vita, ma importanti, pregnanti, persone davvero amate, Grandi Amori, per conoscere tutte le sfumature dell'amore carnale e mentale. Che la promiscuità mi fa orrore, mi disturba proprio a livello mentale.

Chi ha ragione? C'è una ragione e un torto, o ci sono semplicemente diverse sensibilità, formate in epoche diverse?

E forse non è semplicemente che la sensibilità dell'USA & GETTA attuale non ci basta e non ci soddisfa e ci crea troppe frustrazioni e troppo dolore?

Come scrivevo sul blog di Franca (che vi invito a consultare religiosamente...) Daphne Rose Kingma ha scritto un bel libro che si intitola "The future of love"  (è indicato se non sbaglio nel mio elenco libri qui sul blog) dove dice che il futuro delle relazioni d'amore è di uscire dal solco uomo - donna (come diceva Verdone omo - donna - omo - omo....;)), nel senso che bisognerà riscoprire il valore dell'amore anche in diversi tipi di triangolazioni, quadrangolazioni, amicali, di sorellanza, fratellanza, paterne - materne, etc.

Che è un po' quello che, modestamente, io e la mia cerchia di persone care già facciamo, e non da ieriAnimoticon E con grande soddisfazioneAnimoticon

Credo che l'unica strada, in questi tempi difficilissimi, per trovare il Vero Amore sia...metterlo da parte. E non leggetelo come l'ennesimo consiglio sbolso da posta del cuore ("troverai il principe azzurro quando meno te lo aspetti!!") bensì come un invito, a tutti, anche ai tanti maschietti, che mi scrivono con gli stessi interrogativi, "Ma esistono ancora persone sincere capaci di amare?!", a mettersi in gioco nella vita reale, in quella vera, facendo altro, vivendo semplicemente, partecipando alla vita anche sociale della nostra realtà, rifiutando la logica del supermercato.
Comportandosi serenamente e dignitosamente, campando di quelle altre forme d'amore piuttosto che accettare surrogati.

Io penso che se sempre in piu' diverremo consapevoli di questi e costruiremo un etica del sentire piu' sincera e vero, sarà piu' facile tornare a riappropriarsi dei sentimenti, quelli veri.

Sembra utopistico, ma dentro tutti c'è la scintilla del cuore e dell'amore, io ne sono convinta, la incontro in ogni dove.  La incontro nel lavoro, nella vita vera, nei luoghi dove pulsa. Non guardate nell'astratto, nelle cose, guardate nel cuore delle persone, nel come si aprono come fiori appena toccate il tasto giusto (domani vi faccio un esempio concreto...), e lo trovo un fenomeno pieno di magia...

Vi lancio questa argomentazione come provocazione. Ieri alla radio ho sentito una ragazza di 23 anni felice perché a febbraio si sposa con un 29enne, conosciuto vendeva al reparto gastronomia al supermercato (letteralmenteA bocca aperta).

Vedete, ragazzi, la vita continua, malgré nous.

Vi abbraccio e tornero' tra breve con un argomento ben piu' pesante, ma sempre d'amore si tratterrà, anche se di quello che fa male: parleremo degli inizi da fiaba che pero' portano ai finali da incubo e si intitolerà "A letto con il nemico".

 

Roberta

 

 
 
 
10 November

Il soffitto di vetro

AnimoticonSono in ritardo, lo soSorpresa Che volete, settimana impegnativa, sempre, sempre di corsa. E mi sono dovuta anche mettere a fare i lavori di casa, mannaggia! A bocca aperta 
Ma ben mi sta, come punizione karmica per cio' che vi sto per dire.
 
Tempo fa ho letto un interessante libercolo: "Mildlife Crisis at 30", la crisi di mezza età a 30 anni, come sono cambiate le cose per una nuova generazione di donne e cosa farci!, e mi è tornato in mente ieri, nei lussuosi locali di un magnifico hotel in pieno centro a Torino, ristrutturato di fresco in pieno "quadrilatero" di fronte alle Porte Palatine, che sono tutto quanto resta della cinta muraria romana dell'antica "Augusta Taurinorum" (la guarnigione romana da cui è originata la città di Torino). Mi trovavo lì per partecipare ad un convegno internazionale in inglese su un tema molto tecnico, per esaminare i risultati di una indagine condota dall'università del Queensland su richiesta, tra l'altro, della Comunità Europea: ho contato i partecipanti. C'erano una quarantina di persone, per lo piu' provenienti dai paesi del Nord ed Est Europa, qualcuno da Australia, America e Nuova Zelanda, ed erano tutti uomini...salvo quattro o cinque donne, di cui una io,e l'altra una mia collaboratrice.
 
Il rapporto uomo - donna era quindi 1 (donna) a 10 uomini, in un settore altamente specializzato e di buon livello (funzionari e dirigenti), con età variabili dai 30 ai 60 anni, dai collaboratori ai consiglieri di amministrazione.
 
Questo vuol dire che in imprese pubbliche e private dell'Europa e del mondo Occidentale (non c'erano imprese del cosiddetto "Terzo Mondo", giova ribadirlo!) il rapporto nei posti di comando tra uomini e donne è approssimativamente di 1 a 10! 1 donna per 10 uomini! (a giudicare da questo seppur ridotto campione).
 
Ho il brutto difetto di chiedermi sempre il perché. E l'ancor piu' brutto difetto di non darmi mai solo una risposta.
 
Ho poi il difetto pessimo di non accontentarmi mai di risposte vittimistiche. Non mi sono mai - nella mia ormai lunga carriera (20 anni di lavoro sempre impegnativo...in contesti comunque competitivi) - sentita vittima od oggetto di persecuzioni, in primis, perché non mi ci sono mai voluta sentire. Gli ostacoli, le regalie, i protezionismi, le barriere, i nepotismi esistono - sicuro - ma guai a sentirsene e rendersi loro vittime! Sono sempre stata dell'idea che il lavoro, lo studio, la fatica, l'impegno personale paghino sempre - alla fine - ok , la carriera facile sarà sempre alla portata di chi gode di amicizie e influenze potenti, ma chi si impegna seriamente potrà comunque nel tempo farsi una propria strada.
 
Per cui non mi ha mai convinto chi lamenta una discriminazione a danno delle donne tout court.
 
Ci sono pero' altre argomentazioni, piu' sottili. In effetti manca - specie in Italia - una politica a sostegno delle famiglie. Spesso le donne devono scegliere tra lavoro e figli, o tra lavoro e parenti anziani cui badare. Spesso le imprese cercano di liberarsi delle lavoratrici a rischio di gravidanza, o rendono difficoltoso il loro reinserimento sul lavoro dopo il parto.
 
Ma il convegno di ieri mi ha mostrato una realtà che va oltre quella italiana, con tutte le sue carenze socio - assistenziali. Perché le donne non arrivano ai posti di comando? E perché quelle che lo fanno sono spesso sole?
 
Ero l'unica ieri ad avere la fede. Ok, cinque donne sono un campione minimo, pero'.....
 
La mia collaboratrice diceva "Eh ma come puoi impegnarti nel lavoro con una famiglia...."
 
Beh, io l'ho fatto. Non da sola, sicuro. Ho avuto l'aiuto fondamentale di parecchie persone, i miei genitori, i miei suoceri, mio marito stesso (che facendo una scelta controcorrente e tutt'altro che facile ha sacrificato parte del suo sviluppo professionale per sorreggere il mio!), pero' l'ho fatto.
 
Ma...mi domando...non sarà che gran parte degli ostacoli che si pongono tra le donne ed un certo tipo di successo nel lavoro siano insiti...in noi stesse? Ripensiamo un attimo agli eccessi degli anni '80 e '90 (ben descritti in film come "Una donna in carriera" con Sigourney Weaver e Melanie Griffith o Rivelazioni con Demi Moore spietata capo - seduttrice del "povero" maschio indifeso Michael Douglas), dove la "donna manager" veniva vissuta come una spietata creatura incapace di gestire insieme famiglia e lavoro, a danno della società e ovviamente di se stessa (non a caso la sempre deliziosa Diane Keaton in Baby Boom lasciava il suo pagatissimo lavoro come manager a New York per reinventarsi una vita in campagna come mamma della nipotina orfana e compagna del sexy veterinario di paese...). In Attrazione Fatale Glenn Close - una manager d'assalto - rovinava la vita sempre di Michael Douglas, emblema di tanti maschi "medi"al cinema, con bella moglie al seguito - proprio perché, poveretta, non riusciva a farsi una vita sua!!
 
Ovvio che una simile creatura andasse messa al bando!!A bocca aperta
 
Un po' quello che succede nell'operoso decennio che si apre negli anni 2000: le Desperate Housewives riportano in auge lo stereotipo della casalinga piu' o meno disperata, che tra una marmellata e un adulterio riempie le sue giornate. Ecco che l'ex donna manager Lynette scopre la cruda competitività delle riunioni scolastiche dove le Super Mamme si sfidano a colpi di Bimbi Sempre Piu' Perfetti e Competitivi.
 
Intanto gli uomini, fuori a lavorare, accumulano nuove nevrosi e inanellano adulteri compensativi con le single compagne d'ufficio (che non trovano d'altronde altri uomini disposti - ancora - ad assumersi tutto quel manicomio di figli e mogli e station wagon sulle spalle, ma siamo pazzi...).
 
Nuove incomunicabilità dilagano.
 
Questo nei modelli televisivi e filmici, s'intende, ma la donna vera..che fa? La donna vera va molto bene a scuola, benissimo al liceo (dove in media prende voti alti, molto piu' alti del coetaneo maschio...le donne di solito sono piu' disciplinate e diligenti negli studi), ecco pero' che intorno agli anni dell'università cominciano i problemi.
 
I problemi nascono con il fatto che la donna comincia a investire le sue energie sulla vita sentimentale. Ed  è lì che  per una parte consistente di ragazze comincia il deragliamento: per dare il peso ritenuto necessario a fidanzamenti o convivenze, non si investe quanto necessario su studi,stage all'estero, esperienze formative, master, pratiche professionali. Tutte cose lunghe, pesanti, per cui occorrono costanza, pazienza, sacrificio personale protratto negli anni, una certa concentrazione mentale assoluta, scevra da sturm und drang emotivi e sentimentali. Per qualcuna è un gran matrimonio in bianco, per qualcun'altra una gravidanza inattesa, per molte è semplicemente un non combaciare di molteplici aspettative (il fidanzato che non vuole che lei lavori o viva in una città lontana, la famiglia possessiva e molto protettiva, l'idea che la "Bimba" non vada lasciata sola). Quote consistenti di donne in gamba si perdono per strada.
 
Ragazze, io lo vedo tutti i giorni. Lo vedo da 20 anni.  Donne in gamba sacrificano la propria professionalità ad altre istanze, non dico che vivere la propria femminilità su altri sentieri non sia importante, pero'...pero' quante risorse intellettuali vanno sprecateDeluso Purtroppo tempo che ti sposi o convivi e tiri su uno / due figli fino all'età della materna (non tutti con la crisi di lavoro che c'è e le altissime tariffe dell'asilo nido possono permetterselo...) si fanno i 30 e oltre...qualche volta i quaranta....e sei fuori. Che fai?

Il lavoro altamente specializzato richiede lunghissime gavette, ormai sei tagliato dai giochi.
 
Ed è un discorso come si vede dalle premesse non solo italiano, e non solo legato alle nostre evidenti carenze strutturali.
 
Non è facile vivere armonicamente la nostra femminilità, con le nostre doti, le nostre risorse, con le nostre anche legittime ambizioni. Non ho mai voluto, personalmente, imitare gli uomini, amo la mia femminilità, coltivo la mia dolcezza, la rispetto. Non voglio scimmiottare modelli maschili, ci mancherebbe. Declino le mie risorse umane e intellettive al femminile.
 
Pero' ragazze non  vergognatevi della vostra forza, non siate solo veline, non siate solo la "donna di...",  sappiate all'occorrenza anche imporvi per realizzare i vostri sogni, bambine. Sono sicura che gli uomini che vi amano davvero faranno il tifo per voi!!
 
Vi abbraccio tutti.
 
Roberta
 
 
 
 
 
 
5 November

Ritorno a Rivombrosa - la figlia di Elisa

Ve l'avevo promesso e mo' ve lo cuccate.

Il commento a "La figlia di Elisa - Ritorno a Rivombrosa".

 

Innanzitutto, è vergognoso che Canale 5 di DOMENICA inizi la sua prima serata - ho guardato l'orologio - alle 21. 40, quando per i piu' è già ora di andare  a dormire : non so Piersilvio a che ora inizi la sua giornata di lavoro di mega manager, ma io – nel mio piccolissimo -  alle 7.48 sono in ufficio, e mia figlia, che voleva guardarlo con me, e alle otto e mezza del mattino va a scuola, già crollava dal sonno!Arrabbiato

 

E questo per trasmettere cosa?! Quella cavolata pazzesca vista e rivista di Paperissima solo per far piacere a quel mammasantissima di Ricci?! Arrabbiato

 

Comunque.

 

Dopo aver mandato duemila maledizioni per il ritardo, e ormai mentre si era già a metà, di là su Sky (che ormai tutti ce l’hanno, si sa), di Juve - Inter, inizia l'atteso terzo capitolo della saga di Rivombrosa. La colonna sonora è stata riciclata, direi scelta saggia, era ottima, verso il finale ho visto che hanno aggiunto alcuni temi nuovi (immagino un tema di Agnese e Andrea, i due protagonisti), non male, pero' ahime' la sigla manca del montaggio epico di quella della prima serie, spero nel prosieguo ne rimaneggino uno, così com'è risulta un po' tristanzuola.

 

In genere si respira un'aria al riciclo und risparmio. E' evidente che i soldini qui sono meno delle passate edizioni, e si nota tanto.

Il che non è necessariamente un male, anzi. Nella prima stagione c'era una forte presenza scenica di attori "importanti": Preziosi, Ward, e Capparoni, in primis, e poi Jane Alexander, con la sua vistosa bellezza. Da soli riempivano la scena. Qui, purtroppo, no. I comprimari sono, finora, pessimi. Ma pessimi nel senso di orrendi. Con una tendenza devastante alla recitazione sussurrata. Ogni volta che un comprimario recita bisogna alzare sistematicamente la voce: perché? Why? Cui prodest?
Alcuni sono ridicoli: come il marito pittore di Valentina Pace (donna di solito bellissima – in un Posto al Sole, la preferita di mio marito, per la cronaca…-  resa orrenda dagli abiti, di cui tra poco….perché sui vestiti di questa edizione c’è molto da dire), che non solo - esso pittore - dice cose orribili e scontate (da uccidere lo sceneggiatore a bastonate sulla testa come i cuccioli di foca…) , ma le dice con una voce sussurrata e in falsetto quasi sempre incomprensibile ai piu’ (mi ricorda quella battuta di Hugh Grant nel delizioso “Scrivimi una canzone” quando rimprovera Drew Barrymore che canta a bassa voce “Questa canzone, ricordalo, è per UMANI!”).

 

Ma anche il fratello di Agnese sembra una creatura uscita dalla tomba o un alieno appena operato alle corde vocali. Ogni volta che parla viene da dire “PIU’ FORTE PREGO!!!”.

 

Non fatemi parlare del Generale Loya (Loya? Un francese? Sembra un generale da Zorro, con quei baffoni!E non è per niente minaccioso!).

 

 Gli unici che scandiscono bene le parole sono Andrea (ma sospetto fortemente che il bello & possibile sia doppiato…possibile che il giovane neo – attore sappia anche - piiu' o meno - recitare? Se si, è un miracolo! Sul serio! E gli si perdona anche l’accento centro meridionale, direi tra il romano e l’umbro…o giu’ di lì, piemontese di sicuro no, mentre tra i suo sgherri ho sentito di tutto, dal veneto all’emiliano, a conferma di quanto vi scrivevo ieri…) e Agnese, che se non è doppiata se la cavicchia bene anche lei.

 

Quindi cast mal scelto - discreti i protagonisti, nel loro piccolo - , location al risparmio ma bellissime di loro (Aglie’ rivista e corretta usata pesantemente come nella prima serie, ma questo è un bene, mille volte meglio del pasticciaccio barocco brutto e noioso della seconda stagione, trasportato a Napoli in modo incongruo rispetto alla storia…, poi ho riconosciuto strade e foreste che credo appartengano al sabaudo parco della Mandria….), un sapore molto affine a quello della prima stagione, qualche dettaglio Horror (la marchesa Van Necker sembra il Fantasma dell’Opera, ma perché l’hanno conciata modello malata terminale?!? Perché?!? ).  E poi un dettaglio inquietante ma tanto: i vestiti ho la sensazione siano tutti sbagliati. Non sono un’espertona, ma per me sono tutti sconnessi rispetto all’epoca, e sono anche contraddittori tra di loro, il che è peggio.

 

Agnese infatti è costantemente vestita stile impero (che a occhio è un po’ prematuro per il 1799 che citano come data della fiction, tant’è che si parla di Repubblica Francese, non di Impero, per l’appunto), come pure Valentina Pace, mentre tutte le altre donne spaziano dallo stile Marie Antoinette (la Safroncik  in particolare, e la sorella), quindi fine ‘700, a stili ancora piu’ remoti (1750 – 1760). Gli uomini sono sbagliatissimi, in particolare Andrea: a volte indossano cappotti ottocenteschi che sembrano abbastanza indovinati, es. la cappa marrone mi sembra ok per l'epoca, altre volte hanno completini multicolorati (ad es. gli abiti chiari che Andrea indossa ai balli) che sembrano decisamente troppo antichi rispetto all’epoca in questione: dubito che nel 1799 un gentiluomo si vestisse come Mozart a Vienna nel 1785! Specie in epoca post – rivoluzionaria, dopo aver appena abbattuto gli orpelli dell’ancient règime!

 

Poi ci sono cose inquietanti tipo l'abito del ballo della Safroncik con i pesciolini e le foglioline.  Sorella, sento fin da qua il tuo doloreIn lacrime

 

Insomma, diciamocelo: hanno pescato nei bauli delle rimanenze di altre produzioni a piene mani (voce: risparmi Mediaset).


Della storia, che dire: feuilleton. Qualcuno dovrebbe dare al ragazzone in questione il Manuale del Petting, e dirgli che “oltre al bacio a fior di labbra c’è di più”: dopo il dodicesimo incontro di fila al laghetto qualcosa di più ce lo saremmo anche aspettati! Ma chissà, prima o poi…manca, oh come manca, l’impeto ribaldo di Preziosi che attentava continuamente alla virtù  di Elisa, se soft porn dev’essere, che soft porn sia, che so’ sti bacetti a fior di labbra?! Ancora? Ancora? ANCORA?! De nuevo Catherine?!

 

Quanto al “Forse lui è figlio della nemica dei miei genitori”, non mi pronuncio, se lei è Von Necker, e lui Casalegno, perché lei è sua madre? Ci sta l’inghippo, ne sono certa. Sono quasi certa lui sia un figlio adottivo. Credo comunque sopravviveremoA bocca aperta

 

Quanto al “Ci siamo appena visti e ci amiamo alla follia”; se fosse una storia realistica, lui sarebbe già svanito (Ambivalent Man, ricordate...) e ora attenterebbe alle virtù di qualche altra donzella e lei si chiederebbe “Dove sei? Dove?”, ma siccome realistica non è, approntiamoci a vedere l’Amore Trionfare.

 

Possibilmente con qualche impeto amoroso in piu’, pleaaaase.

 

Bacio a tutti!
Roberta

4 November

1835 - 2007 Vecchiomondo - Nuovomondo

1835 Sicilia Meridionale: il giovane pescatore scruta l'orizzonte con i suoi occhi azzurro cielo. Chissà se oggi sarà tempesta o pesca abbondante, vita o morte. Mentre le reti vengono preparate e la barca viene portata verso il largo, non si puo' che giocare l'ennesima scommessa con il fato. A casa si lasciano una donna ed un bambino, un futuro a cui tornare. Non è molto, ma è tutto quel che ha. Via, forza, il dado è tratto. Si va in mare, anche se i nuvoloni si addensano all'orizzonte...
1870 La madre ha deciso, anni prima: il suo unico figlio non seguirà il destino di suo padre e dei suoi zii, tutti periti in mare, e non farà il pescatore. Sono tutti morti in mare, tutti preda di quel destino azzurro come i loro occhi, tutti vittima di quell'Entità liquida e crudele. Suo figlio, il suo unico figlio, sarà carrettiere, si guadagnerà la vita così, trasportando merci su e giu' gli aspri, scoscesi rilievi. Sposerà una donna intelligente e capace di scrivere e fare di conto, che manderà avanti con l'aiuto delle sue quattro intelligenti figliole (tutte donne, dopo generazioni di figli maschi inutilmente periti in mare...anche se una morirà giovanissima di tubercolosi) un negozio di alimentari che venderà di tutto un po'. Francesca, si chiamerà, e lo esorterà a tentare il grande passo, l'AMERICA, ma lui, Vincenzo, manca dell'intraprendenza necessaria...ci andrà due volte, due volte, lui che per volere materno non ha potuto combattere contro quel Mare Nemico come suo padre e i suoi avi, attraverserà quella liquida distesa, azzurra come i suoi occhi, ed arriverà ad Ellis Island, e lì tenterà di farsi una nuova vita, ma il richiamo di una vita in patria sarà sempre troppo forte, il richiamo delle sue cinque donne troppo forte, e non riuscirà nessuna delle due volte a ricostruirsi un'esistenza. Fino a che in qualche modo troverà un'America con la "a" piccola  - ormai anziano - nella vicina Africa, in Libia.
1930. Lei ha gli occhi azzurri come suo padre ed è bruttissima, ma quel che il Signore toglie da un lato, il Signore saggiamente da' da un altro, nessuno di noi nasce senza talento, ciascuno di noi ha la sua piccola dote, il suo piccolo dono. In Libia ha conosciuto il suo promesso sposo, quello che suo padre le ha indicato scendendo dalla nave che l'ha portata in Libia, a Tripoli. Lui è bello, aitante, alto, bruno, elegante, assomiglia ad Anthony Quinn, ha il sorriso assassino e ha fatto il legionario nella Legione Straniera, i lunghi viaggi a bordo di polverosi camion lo porteranno via da lì per lunghi mesi, e spetterà a lei tirarsi su le maniche e gestire da sola una famiglia di cinque figli. E lo farà, anche quando la fine disastrosa di una guerra persa porterà la famigliola via dall'Africa di campo profugo in campo profugo su e giu' per lo Stivale, alla ricerca di una nuova Patria fino alla Torino che "Non affittava ai Meridionali", ma che non disdegnava affatto di trovar lavoro a sei persone in età  adatta in due giorni, anche se poi la sua unica figlia femmina spendeva otto anni della sua vita in una relazione senza futuro con un veneto dal "viso d'angelo" che ogni tre mesi la faceva "Pettinare e vestire come Dio comandava" per portarla a conoscere la domenica pomeriggio alla madre vedova e poi all'ultimo cambiava idea perché "tu sei meridionale e no non si puo' lo sai, non si puo'....." fino a che un ictus se lo portava via a soli 42 anni e lei restava sola dopo otto anni d'amore clandestino, clandestino perché mai  e poi mai (e non c'erano né mogli  segrete né altri impedimenti, solo quella tenace madre vedova che non voleva vedere il figlio, poi inutilmente morto a 42 anni, sposato ad una "MERIDIONALE", anche se era una bellissima donna intelligente, colta e capace, e stava già facendo carriera sul lavoro.., perché forse chissà da qualche parte in Provincia di Rovigo c'era qualche ragazza ormai vecchia aggrappata a qualche illusione matrimoniale data da una vecchia zia....), che quando lui, il veneto dal viso d'angelo che non avevo osato mettersi contro la patriarca e le sue leggi, è stato dieci giorni in rianimazione(ma non ci sono piu' speranze, signora...), non glielo fecero vedere perché "Ora non si puo', ci sono le zie venute apposta da Rovigo....",  e poi "sai com'è agli uomini non ci ho piu' creduto e non mi sono piu' sposata..".
1991 Lei ha gli occhi verdi e si è laureata, la prima della sua famiglia. Nel 1995 diventa procuratrice legale, iscrivendosi all'Albo degli Avvocati e procuratori.
2007 Lui ha gli occhi azzurri, come quel pescatore, ha 10 anni e guarda lontano, nel Nuovomondo, dove gli immigrati sono gli Altri, e fanno sempre paura. Ma in fondo, siamo sempre Noi.
 
 
P.S. Questa storia è rigorosamente vera ed è la storia della mia famiglia, anzi, solo di un ramo di essa, ma gli altri rami sono altrettanto interessanti e significativi, perché così è la storia di tutti Noi, popolo di emigranti se mai ce ne fu uno, e non dobbiamo mai dimenticarcene.
 
 
3 November

Ratatouille, la figlia di Rivombrosa, Inox Men vs. Ambivalent Men

 
Cari amici,
 
lasciamo riposare le oche, e torniamo a  macinare pensieri in ordine sparso. Veloce veloce che questo week -end mi ha scombinato i ritmi sonno - veglia e questo per gli emicranici conclamati come me spells disaster!Arrabbiato
 
Mal di testa a parte (brutta bestia!), sono stata al cinema con la deliziosa compagnia di una collega e dei nostri tre pargoli in età discendente da 10 a 4 anni a vedere RATATOUILLE.
 
Sicuramente il miglior cartone animato dai tempi di NEMO. Niente da dire, avevo visto Shrek 3 a settembre, non era male, ma mentre la Dreamworks di Spielberg & Co. è andata in calando negli ultimi anni, con questo cartoon la Disney - Pixar è cresciuta, anzi, direi tornata ai livelli eccelsi di un tempo. E non solo le belle storie, ben congegnate, ben pensate, di LILO & STITCH, ma anche la grafica, il pensiero, la fantasia, direi la poesia di questo RATATOUILLE, per me superiore anche a Nemo.
 
Il topo Remy vive in campagna (una riconoscibilissima Francia campestre, per chi come me ci ha passato la giovinezza, con le sue brume autunnali, i suoi tetti rossi, i suoi pomeriggi umidi di nebbie grevi, i suoi formaggi pastosi...) e cerca ansioso il suo cammino tra odori e sapori: il destino lo porta a Parigi, nel ristorante Gusteau, dove la morte del cuoco omonimo - il cui mantra era "Ognuno puo' cucinare" - ha sprofondato quel tempio dell'alta cucina nella banalità.
 
Remy combatte sui due lati: la comunità di topi cui appartiene non concepisce che si possa essere amici con gli umani, gli umani non concepiscono che in cucina ci possa essere posto per un cuoco - topo, anzi, per un topo tout court. L'amicizia - convivenza forzosa con Linguini, l'erede biologico di Gusteau che grazie al talento del topo Remy diventa il nuovo enfant prodige della cucina francese, pone Remy nel piu' doloroso dei dilemmi che ogni essere umano prima o poi si trova ad affrontare: essere se stesso od omologarsi ciecamente ai diktat della società.
 
La risposta, checché ne direbbe Quelo, è già dentro Remy, avverte la sua coscienza (sotto forma del fantasma di Gusteau), e non è sbagliata: non si puo' che essere se stessi, e con un po' di fortuna, andare avanti, sempre. Di sicuro, indietro non si puo' tornare.
 
Quando il film sembra piu' o meno finito, con un colpo di mano inizia la parte piu' interessante (il film è tra l'altro lunghetto per essere un cartoon, dura quasi due ore piene...): il temibilissimo critico Antoine Ego lancia la sfida, l'occasione per Linguini di far tornare il ristorante ai fasti di un tempo, oppure di farlo precipitare per sempre nella mediocrità. Remy risponde alla sfida con il piu' tradizionale, povero dei piatti: la ratatouille del titolo, piatto povero fatto di verdure contadine della tradizione francese.
 
Niente di elaborato, niente di ricco: solo verdure dell'orto.  E' naturalmente la scelta vincente, Ego riscopre i sapori della sua infanzia perduta, e ....con mirabile metafora, non tutti sono artisti, ma in ognuno puo' celarsi l'artista....
 
Un gran film, qualcosa che forse, non me ne voglia la cinematografia del resto del mondo, solo gli americani, ora come ora, sanno realizzare.
 
Imperdibile come sempre il prologo della Pixar, con l'alieno pasticcione Stu....
 
E così siamo arrivati ad una nuova stagione di Rivombrosa. Aspettiamo da tempo al varco la figlia di Elisa; che dire, come dice la mia amica Franca lei, Sarah cognome - straniero - non mi ricordo (Ferbelbaum?)  ha un visettto da finta innocente che in effetti è adattissimo al ruoloA bocca aperta Ho letto su Diva & Donna l'intervista a lei ed al suo partner Giulio Berruti: il ragazzo bello è bello, virile è virile, giovanissimo è giovanissimo, e se non altro ha avuto l'umiltà di non dirsi attore, e di dirsi assolutamente inesperto. Vedremo la sua indubbia prestanza fisica come si tradurrà sullo schermo.
 
Una delle cose piu' "cringeworthy" (direbbero gli americani, possiamo tradurre con "imbarazzanti") di queste produzioni è che le ambientano - diciamo - in Piemonte,e poi gli attori parlano con accenti che non c'entrano niente (vedi la fantesca di Elisa con il suo bell'accento pienamente lombardo, ma a volte ci sono stallieri napoletani, etc.) ma anche il contrario. Il contesto storico poi di solito è semplicemente abbozzato, ma tant'è, se a livello di storia funziona, è già parecchio, e noi ci accontentiamo! (ricordo una devastante produzione di "Cime tempestose" con Alessio Boni dove l'Inghilterra dello Yorkshire dell'originale era chiaramente la Russia...ma proprio chiaramente, con tanto di betulle, neve a cumuli e dacie! Come direbbe Queen Elizabeth, Oh my!).
 
Conosco molto bene Aglie', set naturale di Rivombrosa, che è qui a due passi da Torino (c'è anche come sfondo di parecchie delle foto di questo blog), non so se la nuova produzione torna sul luogo del delitto, so che il Comune omonimo è rinato da quando ci hanno girato la prima serie, ha ricevuto anche tanti soldini per il rinnovo del clamoroso patrimonio storico - artistico esistente, ben venga questo tipo di investimenti e questo tipo di turismo!
 
Aglie' è anche la sede della famosa villa di Gozzano, il Poeta della "Signorina Felicita", invito chiunque ad una bella visita,  il castello è meraviglioso, i giardini fantastici, assolutamente non hanno niente da invidiare a parchi ben piu' famosi, e posti così meritano sicuramente un viaggio!
 
Se prendete l'autostrada Torino - Aosta, uscite al casello di S. Giorgio (sulla sinistra gli stabilimenti dove girano le soap CENTO VETRINE e credo anche VIVERE) e quindi prendete la statale a sinistra. A pochi chilometri il bivio a destra per Aglié.
 
Comunque non manchero' alla visione, domenica sera, e non mancherà commentoA bocca aperta Prossimamente su questi schermi.
 
Torniamo brevemente agli amori difficili, questi nostri preferiti: state insieme (piu' o meno), parole esplicite, piani precisi non sono stati fatti, pero' le cose diciamo che vanno, anche se trattenete il fiato... Ieri vi siete visti. Oggi no. Lui/lei non si è sentito. Niente sms. Niente di niente.
 
Vi dovete preoccupare?!
 
L'amico/a  A vi dice di no, che siete delle zecche umane. Che fareste scappare Gandhi. Che piantatela lì, ci credo che poi resti solo/a. Che un po' di pazienza, santiddio.
 
L'amico/a B vi dice che il vostro partner è un grandissimo bastardo, e merita di essere immediatamente lasciato. Come puo' essere sparito COSI'?!?!?!?
 
L'amico/a C vi dice che insomma potreste essere voi a mandargli un messaggino, senza impegno, eh, solo per vedere se non è morto d'aviaria nella notte o se non se lo sono rapiti i contras....che magari è il vostro partner che aspetta una vostra presa di contatto...
 
E voi siete sempre piu' confusi..Sorpresa  Non vi è mai capitato?
 
A me viene da pensare che siamo di fronte all'immortale tema dell'INOX MEN vs. AMBIVALENT MEN.
 
L'uomo Inox (da INOSSIDABILE) contro l'UOMO AMBIVALENTE (la metto al maschile perché quella della sparizione modello Houdini è uno sport - mi pare - praticato soprattutto al maschile, ma ovviamente ci sono anche le signorine che sanno praticarlo benissimo....io per la cronaca io parlo sempre ambisex, non ho pregiudizi di genere).
 
Io ho pochissima pazienza per il tipo  di uomo o donna che sparisce (se non s'era capito), il merito n. 1 che riconosco ad un uomo  è la presenza INOX.  Comunque parametrando i comportamenti delle persone che ho frequentato nella mia vita a livello sentimentale, INOX e AMBIVALENTI, mi sono resa conto di una gran bella verità.

La costanza che da' serenità in amore, a mio avviso, non è data da un comportamento appiccicoso modello "Ti chiamo 200 vv. al giorno".

Non è questo.

Non servono 2000 chiamate zuccherine, o una presenza fisica o mediatica (sms, Msn, telefono o piccione viaggiatore) al limite dello stalkeraggio.

No.

Secondo me è qualcosa di piu' sottile e inconsapevole, direi che è un messaggio subliminale. Un qualcosa di inconscio che ti rassicura, che ti dice "Vai sicura bambina/o, per me nel mio cuore ci sei solo tu".

E' una presenza di un valore forte, non vorrei dire etico, ma è qualcosa di affine, un riconoscimento immediato che dal momento in cui il tuo destino incrocia quello di quella persona, TU sei la sua donna o il suo uomo, e non esiste nessun'altra o altro. Anche se ti chiama un'unica volta al giorno, stop, basta là, come diciamo noi in Sabaudia. Non ci sono storie. Sei solo tu nel suo cuore. Non ci sono altre, non ci sono distrazioni, non ci sono "Chissà che cavolo sta facendo, come si diverte senza di me".

Non ci sono fantastici luna park, party di sogno stile Martini a cui lui sta partecipando SENZA DI NOI.

No.

Al massimo è al capezzale di una zia novantenne con l'Alzheimer, se è senza di noi.

Anche perché l'uomo o la donna di cui sopra se ti dice che chiama chiama. Una sola volta, ma lo fa. Non ha batterie scariche. Non ritarda. Non perde numeri di telefono. Non ha riunioni che si protraggono. Non perde indirizzi. Non ha gomme che si sgonfiano. Non gli va l'alluce in corto circuito con il pollice, come cantavano Elio e le Storie Tese.

Subliminale.

Tutto qui.

Bastano cinque minuti di frequentazione.
 
Signori si nasce. Cafoni e Ambivalent pure.

Con la pratica ho sviluppato un specie di bacchetta da rabdomante, funziona anche con le amiche. Funziona anche per i rapporti virtuali. Mi raccontano del loro fidanzato, e io in tre minuti netti dico di che specie A bocca aperta Provare per credereAnimoticon
 
Bacio a tutti, Bambini!

Roberta

 
 
 
 
 
 
 
 
 
1 November

Vita da oche: ci siamo o ci facciamo?!

Eeheheh, parli d'amore e le och...ehm, le persone accorrono!
Ovvio, come diceva Lupo Alberto (o era la Gallina Marta?) "è l'amore che fa girare il mondo!" e anche altre cose (le palle?) ed è su questo tema che stamattina all'alba mi sono interrogata.
 
Mi girava in testa la mirabile metafora dell'autodeterminazione ochesca di G.: quando l'oca - cioé noi, in quanto persone innamorate di persona X che ci fa vedere i sorci verdi - finalmente decide che ne ha abbastanza? Troppo presto o troppo tardi? E se è troppo tardi è colpa sua?
 
Mi spiego meglio.
 
Si diceva ieri nell'ambito di conversazione oziosa da vin brulé (altro che happy hour, caro G., che noi siamo di Torino, poche storie, che i soldi sono pochi, e non c'abbiamo tempo da perdere con queste milanesate!) "Ah ma dopo tre mesi LO CAPISCI se una relazione va o non va".
 
Sicuramente qualche indizio importante lo raccogli. Se sono tre mesi che frequenti stabilmente una persona direi che qualche indicazione utile la ricavi sul suo modo di essere, di porsi, sulla sua educazione di base (fondamentale!), su quella che io chiamo (e la mia amica Franca mi prende sempre in giro per questo...) "sensibilità affine"!
 
Se tu sei in cerca di Mr. Right e lui/lei di Mr/Miss Ottobre - Dicembre, ovvio che la relazione finisca, senza - si spera - troppi traumi. Siamo adulti, vaccinati, e quant'altro, e non crediamo piu' a Babbo Natale (ma io ho ancora qualche residua speranza sui folletti irlandesi...). I due vanno serenamente per la loro strada.
 
Fin qui anche l'oca piu' oca ci arriva, no?!
 
Quindi direi che l'amore che brucia e scortica, quello che emerge dalle nostre esperienze, non è semplicemente una "Bad choice"; una scelta sbagliata reiterata nel tempo e fallita fin dal suo primo vagito. Insomma, non è la storia nata sbagliata in cui uno si incaponisce. Vi prego, su questo confortatemi. Datemi appoggio. Lo sappiamo anche noi.
 
Se lui incontra lei e tutto il mondo è contro ma i due vogliono comunque stare insieme perché sentono che c'è l'AMMORE un motivo ci sarà, no? Insomma, dai, siamo adulti, lo sappiamo che tutto il mondo è contro, che sei sbagliato per me, che sono sbagliata per te, che siamo sbagliati insieme, pero' pero' pero'...
 
Pero' è meraviglioso stare insieme. E quello che provo per te non l'ho provato mai per nessuno, e fare l'amore con te non è come fare l'amore con nessuno, e non lo sarà mai così...con nessuno. E' questo che distrugge, dentro. Sapere (se poi sia vero o falso, chissà...su questo le oche si interrogano dall'alba dei tempi...) che non sarà mai piu' così con nessuno...
 
Eccola lì. L'oca c'è cascata fino alle ginocchia.
 
E proprio quando si è pronti per aprire le ali e volare verso un nuovo inatteso destino....qualcosa di molto piu' inatteso capita.
 
Lui/lei dice o fa qualcosa di sbagliato.
 
L'amante attento/appassionato/innamorato improvvisamente assume la maschera dell'Altro/a, del Nemico, del Signore Oscuro, di un'entità crudele che ci irride con la sua freddezza, che ci ributta addosso con disarmante distacco tutte le nostre piu' intime confessioni e debolezze, tutto cio' che di nostro e privato e intimo  gli abbiamo confidato nei primi meravigliosi tempi del nostro amore.
 
Questa persona improvvisamente ci OGGETTIVIZZA, ci rovescia addosso come un vestito che non si porti piu' la realtà  che avevamo vissuto in quei mesi, mostrandocela come una landa desolata: avevamo sognato l'amore, ci troviamo di fronte a qualcuno che distrugge ogni nostro sogno dicendo "La realtà che avevamo sognato non puo' esistere, NON VEDI? Non puo' esistere esattamente per questi motivi....." e te li elenca tutti, uno ad uno, come fosse un ragioniere dell'INPDAP. E ti guarda così come sei, anzi ti aggiunge rughe, improvvisamente sei diventata il ritratto di Dorian Gray, non Dorian Gray. Se sei una bella donna, sei SOLO una bella donna, se sei anche un bell'uomo, sei SOLO PIU' un bell'uomo, e così via. La persona sensibile, l'anima a tutto tondo, non esiste piu'. Tutto sparito. Non sei piu' oggetto d'amore. Sei oggetto e basta.
 
E tu dici: e dov'è finito quell'uomo o quella donna che sognava un figlio con me con i miei occhi e il suo sorriso? Dove è finito?
 
Sono venuti gli alieni e se lo sono rapiti?
 
Allora, siamo noi oche che abbiamo fatto un tragico errore di valutazione allo scadere della tacca dei 3/6 mesi (laddove è scaduta la garanzia della storia modello "Vissero felici & Contenti" o modello "Una botta & Via" e noi abbiamo premuto il bottone sbagliato....) oppure semplicemente ci siamo, per nostra disgrazia, imbattuti in un esemplare FALLATO di essere umano, incapace di aprirsi emozionalmente? Una persona che ha portato le sue fragilità emozionali, le sue chiusure, nella nostra vita, i suoi modelli di difesa innati nelle nostre roccaforti, aggirandole abilmente, penetrandovi, sferrando attacchi micidiali e poi, una volta ottenuto l'ingresso, sbarrandosi dietro le proprie fortezze e lasciandoci fuori al freddo ed al gelo in eterno incapaci di cantare altra canzone che non fosse quella dell'abbandono?
 
L'abbandono come unica alternativa alla COMUNICAZIONE, la grande incognita, la grande paura di chi non sa soffire, perché forse ha troppo sofferto in passato,e quindi non sa aprirsi, e non sa parlare, e non darà mai risposta alla nostra eterna domanda: PERCHE'? Dimmi che esisto ANCORA! Dimmelo!
 
G. parla di stanze in ordine, di bambole sul letto, ma una nuova relazione non puo' mai voler dire entrare in salotti precostituiti: le case emozionali di una coppia vanno sempre costruite insieme, meglio un sano disordine che parli di entrambi, che asettiche pattine!
 
Per chi pensi che noi - oche - si stia esagerando, vi porto una bellisima citazione da "Emotional Unavailability" di Bryn C. Collins:
 
 
"Uno studio americano ha dimostrato che dopo solo SEI MESI IN UNA RELAZIONE ANCHE SOLO VERBALMENTE ABUSIVA una persona senza danni derivanti dall'infanzia agirà esattamente come  un adulto che sia sopravvissuto ad abusi infantili"
 
Possiamo essere profondamente traumatizzati da amori difficili. Non dobbiamo dividere il mondo in aguzzini e vittime, non è questo l'obiettivo. Ma, seppure da oche, bisogna essere profondamente consapevoli della necessità di fare scelte "sagge" in amore!

Buon "OGNISSANTI" a tutti, amici miei!
Roberta