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    October 30

    Il Reiki non fa per me (e altre considerazioni sulla Zona Grigia)

     

     

    Carissimi,

    innanzitutto perdonate il silenzio, la mia operosa vita di Madre Badessa (il mio dovere è servire…) è stata ulteriormente scossa da altri impegni lavorativo/familiari, e ho avuto poco tempo per le usuali riflessioni del week – end (che di solito portano a interventi sul blog). Ma tutto viene a maturazione a suo tempo debito e ieri pomeriggio, complice un’innocente conversazione con un amica e il commento dell’amico G sull’intervento sulla “Zona Grigia”, qualcosa è venuto a maturazione per porgerlo alla vostra attenzione.

     

    Innanzitutto ringrazio coloro, e sono moltissimi, che benevolmente commentano le mie foto, e anche l’amico (spiritoso!) che ha detto che poi mi monto la testa: ma che montarmi la testa!! Non ho mica piu’ 18 anni! Se non coltivo un po’ di civetteria ora che mi avvio a diventare una vecchia signora, quando?! (come diceva l’indimenticato autore mio concittadino, Primo Levi, “se non ora, quando?”).

     

    Non che a 18 anni fossi proprio una “Ugly Betty” (serial che adoro…), ma insomma, francamente io ero piu’ concentrata sugli studi che sui ragazzi, non credevo di poter piacere, avevo le mie belle insicurezze adolescenziali…e sì, credo di essere sbocciata tardi come donna.

     

    E comunque ragazzi, fidatevi, vengo meglio in foto che dal vivo;)

     

    E grazie, in ogni caso;) Siete proprio tanto carini;)

     

    A premessa di quanto diro’ del Reiki, premetto che non ne so, di questa nobile disciplina, una beata cippa, quindi tutto cio’ che diro’ è una terrificante storpiatura di cose mal sentite e mal digerite in un pomeriggio di stanchezza cronica con neurone assente (come dice la mia amica Benedetta: due neuroni rimasti, anzi tre, due giravano la corda, e il terzo saltava…), quindi nessuno che la pratica e la conosce me ne voglia.

     

    Quel pochissimo che ne ho capito è che il praticante di Reiki usa la sua energia personale (KI?) per incanalare l’energia dell’universo (REI?) per far emergere le parti “buone” del paziente anche in condizioni difficili (es. trattamenti di chemio o malattie varie, disagi psicologici, etc.).

     

    E fin qui mi sembra una gran bella cosa.

     

    La mia amica è pero’ andata avanti sostenendo che “se conosci qualcuno con un disagio psicologico grave – vedi la famosa Zona Grigia di cui vi parlavo – non devi arrabbiarti, bensì accettarlo, è un suo problema, anzi, usa la tua energia personale per curarlo”.

     

    Sono ragionevolmente certa che qui il reiki non c’entri una fava.

     

    E comunque non sono sufficientemente evoluta per il reiki, se è questa roba qui.

     

    Resto pesantemente dell’idea che la mia idea di Roberta Educational sia piuttosto virata verso i “due calci in culo”, altro che accettazione!

     

    Ok tu c’hai i disagi psicologici, ok, tu sei disturbato, ok, ma preso atto di ciò  io mi devo anche tutelare, devo stabilire dei confini (i famosi “boundaries”…) per la mia “sanità” mentale, oltre i quali tu non devi invadere, se voglio continuare a stare bene.

     

    Robert Frost, poeta anglosassone, diceva “I buoni confini fanno i buoni vicini”, e forse mai frase fu più vera…  , e Fruttero & Lucentini, da “La donna della Domenica”:  La cattiva lavandera non trova mai la buona pera” (pietra, per  i non piemontesi, intesa come lavatoio, e come concetto profondo siamo lì!).

     

    Queste persone sono prive di quello specchio morale interno che la persona "sana" crea in sé a partire dalla adolescenza e che ci dice cosa è giusto, cosa è sbagliato, e che le nostre azioni sugli altri hanno delle conseguenze: in parole povere, della COSCIENZA.

    Per loro gli altri non esistono: io sono sicura che nella loro mente non esistiamo. Esistiamo come una specie di icona od avatar come si direbbe oggigiorno (oggetti  da abbandonare/riavvicinare o buttare nel cestino informatico a seconda dei momenti), ma non come persone reali con dei sentimenti e delle emozioni manipolati dalle loro azioni. Per cui quando non reagiamo diveniamo vuoti di spazio e significato allarmanti: perché non reagiamo? Perché “li abbiamo abbandonati”? (come disse Gesù rivolgendosi al Suo Padre in croce, solo che Gesù al contrario era tutto empatia per gli altri suoi fratelli…).

    Alla fine dietro a queste psicologie irrisolte ci stanno traumi abbandonici molto precoci, credo, il che non li scusa, ma se non altro cio’ spiega molte cose (ma, lo ribadisco, spiegare non vuol dire scusare).

    Solo che nel mentre anche noi, gli altri, dobbiamo andare avanti con la vita, sulla base di cio' che è e non sulla base che essi (oggi, eh, che domani chissà...)vorrebbero che sia ma non è...perché, ribadisco, non viviamo in Fantasyland!

     

    Il commento di G. è particolarmente pregnante e vorrei riprenderlo al proposito:

     

     

     

    Ciao Roberta,

    ho letto con interesse il tuo scritto. Accidenti - ho pensato - non sono solo! Ho vissuto proprio in questi mesi un rapporto come quello che descrivi con molta precisione. Non amici, non coppia, non tranquilli.

     

     

    Caro G!
    Grazie di essere intervenuto.

    Non mi sorprende che tu non sia riuscito a qualificare il rapporto. Non di rado queste persone mi sembra non siano in grado di esprimere obiettivi chiari – né di breve, né di lungo periodo – né per se stessi né per la relazione: cio’ disorienta il partner “sano” e li fa vivere in uno stato permanente di ansia e dolore!

    Mi ha rovesciato addosso quintali di insulti, rimproverandomi di non essere capace di chiedere scusa, si è vantata dall'inizio di essere "diversa" e tigre.

     

    Se diversa vuol dire psicotica, direi che c’è poco da vantarsiL Ben venga la diversità, ma dove finisce allora il rispetto per l’emotività dell’altro? Non dovrebbe comunque permanere un briciolo di affetto?


    Psicologo d'accatto, dispensatore di massime da Baci Perugina, capace di guardare solo se stesso, elargitore di falsa comprensione, presuntuoso, falso buonista, contradditorio, pieno di pregiudizi, sarcastico pietistico, offensivo, irritante, egocentrico, incapace di assumere responsabilità e, per finire in bellezza, che si pone solo col sarcasmo o con il silenzio irritante. Così mi ha definito la mia "amica" in una sola mail (meno male che l'ha scritto, altrimento non avrei potuto ricordare).

     

    Mi colpisce la contraddittorietà dei giudizi. Possibile che lei ti rovesci addosso la stessa contraddittorietà che nota in se stessa?! C'era una bellissima scena in "Buffy" dove la cacciatrice "cattiva" Faith rovesciava addosso a Buffy gli stessi giudizi che in fondo in fondo riteneva di poter dare di se stessa...è un fenomeno comune.
    Pero’ sarei curiosa di sapere una cosa: alcuni di questi secondo te sono almeno in parte fondati? Ti riconosci delle responsabilità in questo rapporto? Sei stato al suo gioco e perché?

     E questo era solo un piccolo esempio! Ma, colpo di scena, conclude così: Pausa..  non è vero niente, tutto ciò ke è accaduto, l'ho volutamente provocato. La mia realtà non è quella ke hai creduto di vedere, ma avevo bisogno di vedere altre cose di te.

     

    Questo esattamente che significa?
    Che tu non esisti? Che sei un suo prodotto? Che ti ha “creato” come compagno di giochi virtuale? Insomma, ti nega cittadinanza nel modo reale?:(


    Immagino che quello che ha visto non sia stato di suo completo gradimento, dal momento che il trattamento è continuato anche dopo.

    Ma la domanda vera è: che ci facevo io lì dal momento che non sono masochista? Forse aspettavo che la tigre, ogni tanto, rinfoderasse i denti a sciabola e mostrasse il suo lato B (non quello lì, cos'hai capito?).

     

    No no, ho capito;)

    Queste persone sanno mostrare grandissima passionalità, che noi sani scambiamo per amore e connessione.

    In realtà è una - pare - loro grandissima capacità di “studiarci”; se vuoi di concentrazione. Si concentrano su di noi per studiarci, per carpire i nostri segreti, i nostri punti deboli. Cio’ ci lusinga, ci fa sentire connessi, ma poi ci voltiamo….e l’amante attento, sensibile, passionale, non è piu’ lì.

    In realtà non c’è mai stato.

    Quello che noi credevamo amore, affetto, connessione, era solo lo stesso studio di un entomologo per un insetto raro.

     

     

    Ed allora scoprivo una persona capace di grandi sensibilità, lucida e presente, una persona, soprattutto, capace di mostrarmi l'altro lato della luna, quello che io non vedevo mai, di farmi vedere le cose da un altro punto di vista.

     

    Certo. Il mondo è anche fatto di queste persone “prive” d’anima o di coscienza che dir si voglia. Persone che hanno perso la capacità di fidarsi molto giovani, e che quindi non sono tali da potersi fidare di loro. Proprio per questo vedono il modo in colori diversi, e la vita non sarebbe completa senza poter indossare per un po’ i loro occhiali. Solo che è un esperienza dolorosa che si paga a caro prezzo. Insomma, io non voglio criminalizzare nessuno. Leggendo libri di psicologia si possono decifrare alcuni comportamenti, ma molto è ancora da scoprire, si puo' intuire il come, ma non sempre si capisce il perché, e dietro il perché c'è sempre comunque una storia personale che va rispettata in ogni caso...

     

     

    Ma poi mi sono chiesto: a che prezzo? (non c'era domanda che la facesse incazzare più di questa, simbolo del profondo utilitarismo e mancanza di sentimenti dell'universo maschile). Ed ho deciso che non mi chiamo Harry Potter, nè James Bond. Le uniche prove che voglio superare sono quelle del nove per capire se le operazioni di aritmetica di mio figlio sono corrette.

     

    Ti ammiro per questa considerazione! Si, amico mio, restiamo ancorati al reale. Il reale che offre profumi e sapori rari a chi li sa cogliere. E tanta compassione per noi tutti imperfetti esseri umani.

     

     

    Non esiste al mondo una persona, per quanto interessante possa essere, per la quale valga la pena di essere messi continuamente alla prova.

     

    No, infatti, perché la vera messa alla prova è quella del vero affetto quotidiano, non del grande gesto senza costrutto, che si mostra con piccoli gesti e piccole quotidiane certezze.

     

    Cara Roberta, queste persone non ci meritano. Grazie di avermelo confermato.

     

    Io penso queste persone abbiano bisogno di aiuto, ma se non trovano dentro di sé la forza di aiutarsi in primis da sé non ce la faranno mai, e noi dobbiamo innanzitutto tutelarci e privilegiare le persone della nostra vita che invece sul serio meritano il nostro amore! (e che rischiamo di trascurare persi dietro a queste chimere emozionali...)
    Ti abbraccio!
     

     

     

    Alla prossima ragazzi!

    Roberta
     

    October 24

    La Zona Grigia

    Eccola lì.
    La spiegazione sociologica - psicologica che stavo da tempo cercando, senza trovarla, per spiegare uno dei comportamenti francamente meno comprensibili del genere umano tutto.
     
    Finalmente l'ho imbroccata nel libro - che da una primissima lettura mi aveva, malgrado le reviews entusiastiche su Amazon, lasciato tiepida,  - "Emotional Unavailability",  di Bryn C. Collins! E questo capitoletto, credetemi, vale l'acquisto del volume!

    Finalmente m'ha dato pace di uno degli atteggiamenti umani francamente meno condivisibili e piu' infastidenti del prossimo tuo (al quale mai e poi mai riusciro', con buona pace di Nostro Signore, a porgere l'altra guancia...).
     
    Vi è mai capitato qualche bel tomo di quelli che vi dicono "Ti ho provocato per vedere se finalmente reagivi?" oppure "Ti ho provocato per vedere COME SEI VERAMENTE QUANDO REAGISCI"?!
     
    La cosa che trovo francamente insultante in questo atteggiamento è a) che è manipolatorio b) che mi accusa (ci accusa) di falsità: sottintende che nel nostro agire quotidiano siamo falsi e bugiardi, in quanto nel nostro muoverci quotidiano giornaliero ostentiamo tranquillità e buonismo solo apparenti e voluti, ipocriti, falsi e meschini, laddove sotto invece siamo bestie primitive e assetate di sangue.
     
    Non mi piace per niente questo modo di vedere il genere umano. Non mi piace per niente questo modo di vedere me.

    Io non sono così!!!

    Io non sono genericamente gentile per buonismo, non lo sono per pelosa ipocrisia. Lo sono per educazione, credo, convinzione, e imprinting, e lo sono perché penso che rispetto profondamente me stessa e ogni altro essere vivente su questo pianeta, animale e non (piante e minerali inclusi).

    Non mi va di essere trattata come un topo da laboratorio da Pavlov improvvisati, non mi va di essere testata, non voglio avere campanellini emotivi attaccati alle ginocchia, da far suonare a piacere, le mie emozioni non sono sensori, non seguo pifferai magici, sono libera nell'essere padrona del mio cuore e anche dei suoi sussulti. Non voglio essere manipolata e testata, e penso che l'amore sia ben altro che l'essere testata continuamente sotto condizioni estreme per vedere se fingo o dico il vero.

    Se non ti fidi di me allora non mi ami.

    Ma allora se non ti fidi di me forse il problema è tuo che non sei in GRADO di amare!

    Se devo essere continuamente messa alla prova, se devo continuamente mostrare la mia fiducia senza che tu debba mostrarmi la tua e darmi segni concreti di essa, c'è qualcosa di profondamente sbilanciato nella nostra relazione, che sia amicizia oppure amore!

    Il testo poc'anzi citato teorizza che molte persone vivano in una cosiddetta "zona grigia" dove si faccia fatica ad elaborare le emozioni, se non quelle "estreme": sono persone probabilmente abituate fin da piccole a strategie difensive di "coping" con famiglie a vario grado abusive con compartamenti "estremi" (anche solo urla o disinteresse psicologico/materiale per i figli, senza arrivare ad altri tipi di abusi), dove questi comportamenti vengono fraintesi per "amore". Il bambino allora si dice: papà/mamma dice di "amarmi", ma l'amore è questa roba qua, quindi papà mente. Chiunque dica di amarmi mente. Papà dice il vero solo quando mi picchia/abusa/urla dietro. Per far dire il vero a chiunque lo devo far uscire dalla "confort zone" e lo devo far arrabbiare al punto di dire "il vero". Altrimenti c'è il forte rischio che chiunque menta.

    Diventate adulte, queste persone non sanno accettare relazioni con persone "sane" che non urlano e non gridano: quindi diventano sospettose. Sono convinte che il partner sano "menta". E allora si convincono che devono "farlo uscire dalla menzogna", e mostrare i suoi "veri colori": cominciano quindi ad attuare comportamenti provocatori che inevitabilmente con il tempo distruggono il tessuto della relazione. Anche perché la persona "sana" non sa piu' cosa pensare: il partner "malato" gli appare incomprensibile, un momento emotivamente piatto (questo tipo di persone non sa gestire le emozioni "di bassa/media intensità": per cui di solito appare spento alla persona sana freddo, calcolatore, disinteressato), il momento dopo furioso, eccessivo nelle sue reazioni, ossessivo, in quanto l'unica dimensione in cui sa esprimersi è quella "estrema"! Il partner sano vive quindi sulle montagne russe, nel tentativo di salvare la relazione arriva per un periodo a "darsi la colpa" di cio' che non funziona nella relazione, fino a quando intuitivamente non capisce che la responsabilità è nell'incapacità dell'altro di gestire il naturale flusso delle emozioni da parte dell'altro partner.

    C'è da dire che gli estremi cui il partner "malato" arrivo sono anche in positivo naturalmente, con estremi di passionalità (passionalità, non amore e affetto, beninteso, perché l'amore è cosa ben diversa, psicologicamente, dalla passione).

    Che dire.

    Forse la "normalità" psicologica non esiste, nessuno di noi è perfettamente sano e funzionante, tutti noi ci portiamo dietro i nostri piccoli traumi, le nostre difese, le nostre chiusure.

    Non dobbiamo inoltre dimenticare che le persone che si trovano nella zona grigia non sono "mostri", bensì persone che hanno sofferto e soffrono: spesso anzi è proprio solo il dolore emozionale a scuoterli, a far loro capire la necessità di riappropriarsi di uno spettro emozionale piu' ampio che consenta anche a loro rapporti emotivi piu' arricchenti e soddisfacenti. Anche perché di solito o si scuotono, o si rassegnano alla solitudine emozionale di rapporti stantii.

    Vi abbraccio!

    Roberta

     

     

     



    October 21

    40 e non sentirli (si fa per dire)

    Eh già, ci siamo.
     
    Gli "anta" sono arrivati.
     
    In un nevoso pomeriggio di 40 anni fa nascevo io, e mio padre, che all'epoca aveva lì vicino, in Corso Regina Margherita - a Torino - un negozio da gommista, abbasso' prima del solito la saracinesca della sua bottega per correre in ospedale. All'epoca non si usava che i padri assistessero al parto.
     
    Io nacqui all'Ospedale Maria Vittoria di Torino - che tuttora esiste - nei severi stanzoni ottocenteschi, e venni battezzata nella vicina chiesa di S. Alfonso. Di lì a pochi metri all'epoca c'era il Cinema Statuto, tragicamente bruciato in un'altro nevoso pomeriggio di circa quindici anni dopo, portando con sé tante giovani vite, tra cui quelle di alcuni nostri amici sciatori.
     
    Adesso il cinema non c'è piu', ma la chiesa e l'ospedale sì. Il quartiere non è poi cambiato molto, e ho continuato ad abitarci a lungo, apparentamente senza troppi scossoni. Ricordo i profumi di quelle sere d'inverno della mia infanzia, e non sono poi così diversi da ora. Mi capita spesso di pensare al tempo: un famoso fisico disse una volta qualcosa tipo "Sono ragionevolmente certo che lo spazio esista, ma del tempo fortemente dubito".
     
    Mi capita di guardare la città, sempre in mutamento eppure immutabile ai miei occhi, e di pensare che siamo noi ad invecchiare, non il tempo che passa. Il tempo è immobile. Siamo noi che ci muoviamo.
     
    Che brutto scherzo allora questi nostri corpi che cambiano, queste nostre menti che giocano scherzi strani. E queste nostre domande senza risposta...
     
     
    Cosa conta allora nella vita, accumulare esperienze cercando di allontanarsi il piu' possibile dalla linea del traguardo oppure in fondo in fondo giriamo sempre in tondo? E se è così, puo' questo valere come scusa per non allontanarsi poi troppo?
     
    Familiarità vs. rischio.
     
    Un tema che torna spesso nei miei ragionamenti. Ho il profondo sentire che non esista rischio valevole di essere corso senza punti saldi, non puoi ogni volta giocarti tutto il piatto. Ma anche che non puo' vivere limitandoti a giocare di rimessa, non funziona al tavolo del poker  e nemmeno a quello della vita...perché alla fine il Banco comunque vince...
     
    Cio' premesso, non crediate che il compleanno sia stata un'occasione malinconica, tutt'altro! Sono stata raggiunta da amiche e familiari e abbiamo benissimo pranzato in una magnifica natura autunnale tra le colline del monferrato, vicino ad Asti, in un agriturismo di ottima accoglienza, cibi e vini del territorio, in perfetto stile "slow food". I regali sono stati ben scelti e assolutamente confacenti al mio gusto e mi sono detta che...beh, tutto sommato, quel che desideravo realizzare entro i quarantanni, per cio' che dipendeva da me, l'ho realizzatoA bocca aperta
     
    E non è affatto pocoAnimoticon
     
    Vi abbraccio tutti!
     
    October 15

    La baronessa di Rivombr...ehm, Carini e WALK THE LINE

    Due parole sulla nuova fiction di RaiUno, la Baronessa di Carini.

     

    Non potevo esimermi perché anche se tra i miei "niet" oltre a "tu non guarderai fiction poliziesche" c'è "tu non guarderai fiction italiane", beh, suvvia, ero bambina quando risuonavano le immortali (insomma...) note del refrain della "Baronessa di Carini" (e io la suonavo con due dita al piano), lo sceneggiato con il perfido Adolfo Celi (che era sempre Perfido qualunque cosa facesse, vedi il Lord Brooks di Sandokan) e Ugo Pagliai, che dimostrava (e penso avesse..) 62 anni per gamba, altro che baldo giovane! Quel mix pasticciato tra esoterismo, magia, rincarnazione, psicanalisi, ipnosi, storia , leggenda...e corna, non poteva non affascinare la puritana, contratta Italia degli anni di Piombo.

     

    Sicuramente affascino' me che ero bambina.

     

    Per cui, complice il mi' figliolo (che sempre piu' sta diventando complice dei miei misfatti cinematografici e televisivi, che poi commentiamo con dovizia di dettagli...e poi dicono che i rapporti madre - figlio si vanno esaurendo, tsk tsk!), ci siamo messi sul divano ad ammirare le gesta di Vittoria Puccini (la baronessa di Carini, Laura) di Enrico Lo Verso (il Perfido Don Mariano, il Barone) e di Luca Argentero (Luca Corbara, quel povero sfigato dell'Amante).

     

    Che dire? La Puccini bella è bella. Ora è piu' donna di quando faceva Elisa di Rivombrosa, complice sicuramente la maternità, la sua recitazione è sempre legnosa, ma i vestiti d'epoca li porta bene, ha una sua compostezza da statua che l'aiuta nel ruolo di donna travolta da un amore che viene da lontano (da tre secoli....). E' così legnosa che lo spettatore non si chiede minimamente cosa pensi e provi questa donna. In fondo ci cale? No.

     

    Ovviamente il personaggio piu' interessante è quello del marito cattivo, e francamente non si comprende perché Donna Laura non se lo tenga! Don Mariano è giovane, sexy, ok affama i contadini, ma che gliene frega a lei?  A parte citare distrattamente i suoi due - tre orfanelli non mi pare lei abbia aspirazioni sociali alla Rosa Luxemburg, per cui, stia serena, e si goda il marito virile e la "magnifica cornice" (i luoghi, i castelli, i borghi, la villa in cui abitano i baroni, la Sicilia che pero' qui ha un aria piu' nordica del solito  - penso a Montalbano - sono davvero i protagonisti della fiction con la loro bellezza....)! Ad avercene!

    Questo Luca Corbara/Argentero...mah, che dire. L'avevo notato in "Saturno Contro", per essere un bel ragazzo lo è, ha tutte le sue cosine a posto, pero'...pero' emana un aria da cucciolo sperduto che...non convince nei ruoli da bel tenebroso.

     

    Nel caso di specie forse è anche un vantaggio, non so, i due Amanti separati dagli Oceani del Tempo (TM Dracula di Coppola)  sono come due Tacchini il giorno prima del Ringraziamento, non so come finirà lo sceneggiato, non ricordo se sono Predestinati a finire come tracce Ematiche sul Muro (modello Mano pre CSI). Ma è assai probabile, visto l'andazzo. Per cui in effetti uno un attimo piu' determinato di Corbara/Argentero avrebbe rovinato l'effetto. Come direbbe Eddie Murphy, citando Star Trek, "Eh no io la camicia rossa della morte non la metto! Non io, eh no, io no!".

     

    A domani il commento finale.

     

    Per quel che vale, a mio figlio è piaciuto molto e ha fatto "Paura" (che per un decenne è il massimo dell'apprezzamento).

     

    Nell'emozione di vedere la Baronessa di Carini ci siamo dimenticati di registrare uno degli episodi di Heroes, il che è tutto dire, ma di questo oltre. Tanto eravamo ragionevolmente certi che anche oggi NON avrebbero salvato la cheerleader e quindi il mondo

     

    Ma passiamo oltre.

     

    Era lì sullo scaffale da un po'. Lo sapevo io e lo sapeva lui. Perché i dvd, come i pc, le fotocopiatrici, i fax e le stampanti, hanno un anima.

    E un carattere. (E i fax, lasciatemelo dire, sono dei gran bastardi ).

     

    E lui lo sapeva. Sapeva che ci giravo intorno, che l'avevo comprato per vederlo, ma esitavo. Che aspettavo il momento giusto. Che se l'avessi visto al momento sbagliato, non l'avrei capito. O mi avrebbe influenzato nel modo errato. O mi avrebbe riempito di dubbi.

     

    Insomma, bado agli indugi. Complice una felice (o infelice a seconda dei punti di vista...) congiunzione celeste, ho preso il dvd e l'ho visto, ieri pomeriggio, tranquilla tranquilla.

     

    WALK THE LINE - QUANDO L'AMORE BRUCIA.

     

    E' il film pluripremiato che ha sancito l'Oscar alla fidanzatina d'America Reese Witherspoon e che racconta la storia d'amore piu' che quarantennale tra il cantante rock - country Johnny Cash e la showoman June Carter. Entrambi figli del Profondo Sud della Depressione, nati peccatori, nati perdenti, si riscattano con l'amore e la musica. Lei cantando e recitando nei teatrini piu' scalcagnati di mezzo Sud fin da quando è bambina, diffondendo fin da piccolissima la sua voce dalle Radio dell'America Profonda, lui scoprendo la musica nel coro della chiesa in Arkansas, nei campi di cotone e tra le segherie dove il fratello bambino muore tragicamente, lasciando un vuoto incolmabile in lui e nella sua famiglia. L'incomunicabilità tra lui e i genitori, tra lui e l'ambiziosa, gelida moglie, non viene colmata negli anni successivi, malgrado la carriera musicale proceda tra eccessi vari di pillole, alcool e sesso. In vari camei, Jerry Lee Lewis, e Elvis Presley (quest'ultimo francamente irriconoscibile). Johnny trova una sua vena molto personale, facendo appello ai sentimenti della "feccia" della società, carcerati, outcasts, miserabili, persone senza nerbo, sofferenti, senza morale, eppure così umani...il suo sound è forte, virile, seducente, malinconico, sporco. Il suo concerto alla prigione di Folsom, registrato in diretta, batte ogni record di vendita.

     

    Ma il suo vero amore è June, June che è una donna incredibilmente forte, incerta sul suo vero talento, e vergognosa dei suoi due divorzi nella puritana America del tempo, che cresce con orgoglio le sue due figlie e non vuole cedere alla passione adulterina per Johnny. Lei sa che Johnny non è l'uomo adatto per lei.  Non lo è e basta. Lui è sensuale, la ama, a modo suo, ma è un uomo fragile, con un sacco di insicurezze, inconcludente, incapace di gestirsi, incapace di recidere i legami con un padre padrone e una moglie fredda e manipolatrice.

     

    Lungo tutto il film, Johnny le si propone infinite volte, e June lo respinge sempre: la prima volta gli dice, riferendosi alle sue figlie e a sua moglie,  "Hai una bella famiglia". E ha ragione. Fa una scelta forte, una di quelle di cui parlavo nell'intervento di ieri. Una di quelle scelte davvero condivisibili. Quando lui insiste, lei scende piu' nel personale. "Per una volte, assumiti una RESPONSABILITA', non fare le cose per caso! Non cantare per caso, per aver successo per caso, non amarmi per caso" AMEN, SORELLA!!!

    Lo sapevo che non dovevo vederlo sto film.

     

    La vita di lui si incaglia come il suo trattore di valore, che finisce nel laghetto, inutilizzato, la moglie lo abbandona, vittima di una gelosia devastante, e l'unica donna che davvero lo ama lo respinge, giustamente, perché non puo' stare ai margini della sua esistenza.

     

    June cede un'unica volta, perché è una donna, mica è una Santa, ma il mondo intero le ricorda immediatamente qual'è il suo POSTO.

     

    E lei ci torna, piena di dignità, e di amore, ma la dignità non nega, l'amore, anzi. Anzi.

     

    E non dite che è l'America degli anni '50, gente, perché non è cambiato niente. Niente di niente.

     

    Lui è perfettamente conscio delle proprie contraddizioni quando le canta "WALK THE LINE": non vuole legami che leghino, non vuole lei, e per questo "riga dritto", e resta con sua moglie, ma in verità se lei voleva un uomo forte, un uomo che per lei ci fosse sempre e comunque, lui non è quell'uomo. Non sarà mai quell'uomo. Quanta amara verità in questa canzone, quanta dolente umanità.

     

    L'interpretazione di Joaquin Phoenix e Reese Whiterspoon? Semplicemente perfetta. Sono Johnny e June, due persone che si amano ma non possono stare insieme.

     

    A volte capita. E non perché ci siano destini crudeli o baroni cattivi, come nel caso della Baronessa di Carini. Ah no, magari.

     

    Capita perché siamo così tutti profondamente imperfetti e umani. E spesso dei due uno è così tanto piu' imperfetto dell'altro.

    Pochi ostacoli in amore sono così pesanti e insuperabili come la manifesta inferiorità morale  o di "fibra" di uno dei due. Ritorna in mente la metafora della ruggine riportata nel "Diario di Jane" di Dreamhunter che vi citavo nell'intervento di ieri. "Un uomo puo' verniciare quanto vuole la ruggine della sua debolezza, ma essa verrà sempre fuori" (John Wayne).

     

    Come finisce?

    Ah!

     

    Ho sperato per tutto il film che non ce la facessero. Che non ci fosse il lieto fine. Che finalmente entrambi capissero che non era destino, che non c'era storia, che bisognava rassegnarsi, che davvero Johnny non la meritava. Sono arrivata alla fine odiando questo amore, vedevo gli occhi stanchi di June, e la capivo, capivo la sua stanchezza dolente….

     

    Ma, come dicono gli americani, "queste storie finiscono sempre così...cioé male...tranne forse una volta".

     

    Un abbraccio, gente, statevi accuorti!

    Roberta

    October 14

    Il complesso di Romeo, il diario di Jane , Dexter e dintorni

    Signori, e signore, buongiornoA bocca aperta
     
    Stamattina, ho poco tempo: faro' come quella signora di uno spot televisivo di molti anni fa, che puliva la casa ma non lavava mai il...water. Quindi ho poco tempo, e u sacco di cose da dirvi.
     
    Una riflessione di questi giorni mi porta come al solito a concatenare alcune cose che tra di loro - apparentemente - non c'entrano nulla.
     
    Sto leggendo (l'ennesimo) libro su sentimenti, chiusure emotive e dintorni, ve ne parlero', per ora basti dirvi che vi ho letto una fulminante descrizione del cosiddetto "COMPLESSO DI ROMEO": GREAT BALCONY , NO STAMINA.
     
    Tradotto (e si applica pari pari alle donne, quindi potrebbe anche essere il complesso di tante moderne Giuliette...) : ma chi di noi non si è mai imbattuto in uno di quegli innamorati/amanti che al primo incontro o giu' di lì professano infinito amore e dichiarano di non aver mai conosciuto persona piu' meritevole d'amore di noi stessi, e che quindi rendono la nostra vita finalmente - forse per la prima volta! - degna di essere vissuta come in un musical della MGM, con tanto di dichiarazioni d'amore, tramonti, schitarrate, coppe di champagne, o quant'altro vi serva per sentirvi al settimo cielo, salvo.....ehm....sparire l'istante o il mese o l'anno dopo come se avessero il Fisco alle calcagna?!
     
    O comunque si rendono del tutto indisponibile a concretizzare con voi una QUALUNQUE relazione VERA?
     
    Ho volutamente esagerato il quadro, ma quante volte i primi mesi d'amore non riflettono minimamente lo svolgimento futuro della relazione (ammesso che un futuro ci sia....cosa che di solito in questi "quadri clinici" palesemente manca...), lasciandoci basiti e affranti a chiederci NOI cosa abbiamo fatto di male, perché il Romeo che tanto ci ha affascinato ora sembra fare di tutto per sfuggirci, e come fare per farlo tornare l'amante appassionato di un tempo...
     
    No, non temete, non intendo affrontare l'argomento ORA (ci sono state scritte su intere biblioteche): comunque rassicuratevi, la colpa non è nostra, ma LORO, dei Romeo/Giuliette in questione, che sono dei bastardi egoisti anafettivi incapaci d'amare.
     
    Ma allargando un po' lo sguardo....e con un pizzico d'autocritica...non stiamo diventando un po' tutti così?
     
    Dove sono le grandi scelte? I grandi gesti?
     
    Parliamo tanto d'amore e di valori, ma siamo ANCORA capaci di scelte coraggiose? Di prese di posizione? Di smetterla di annegare tutto in un brodo buonista e peloso di affetti generici e di parlare  vino al vino e pane al pane come mangiamo e come trombiamo di cose forti? Di FEDE, POLITICA, SESSO, AMORE, e di comportarci di conseguenza!?
     
    Ho i miei seri dubbi. Il mondo ci insegna a pesare, valutare, dubitare. Per carità, serve anche questo, in un mondo complesso come il nostro. Ma tutto ciò annacqua, ammorba, confonde. E spesso ci costringe nel piu' paralizzante degli immobilismi, specie sentimentale.
     
    Nelle storie d'amore non si sceglie piu'. Si lascia che sia il tempo a spezzare i fili, il piu' delle volte è il non scegliere a distruggere i legami, anche quelli piu' solidi. Tutto muore d'inedia.
     
    Una voce dal cuore in stridente controtendenza?

    Il bellissimo racconto della mia autrice e "partner in crime" Dreamhunter: "Il diario di Jane", che trovate qui, sul nostro sito:
     
     
    in questa bellissima storia d'amore una coppia "sceglie", si, incredibile, fa una scelta d'amore forte e condivisa! E non passa pagine e pagine a rimuginarci sopra e a lamentarsene! Non passa mesi, anni a discutere e cavillare, a buttarsi addosso il fango delle reciproce colpe e recriminazioni!
     
    Prende atto che la vita a volte esige delle SCELTE e - a scelta fatta - consente ad entrambi di ANDARE AVANTI CON LA PROPRIA ESISTENZA!
     
    Perché dovete leggerla?
     
    Innanzitutto perché, come tutti i lavori di Dreamhunter, è scritta benissimo. E poi perché è una piccola, grande storia se volete ordinaria di come nasce un amore tra due persone normale, che si portano addosso il peso di vite normali eppure complicate da quella brutta/bella cosa chiamata "vita" (lui è un poliziotto con una vecchia dipendenza alle spalle con cui lotta ormai da dieci anni, lei la vedova di un uomo vittima di quella stessa dipendenza...), cui la vita, appunto, offre nuove chances, e nuove occasioni, ma sempre con un prezzo.
     
    Eh si, dice un vecchio ma sempre attuale proverbio spagnolo, "Prendi cio' che vuoi...ma pagalo".
     
    Usciamo dall'illusione di essere nel Supermercato dell'Esistenza, aperto 24/7, dove sia tutto disponibile su scaffali e si possa pagare con la Mastercard a tetto illimitato, e cominciamo a fare delle scelte. La scelta di Jane e Seeley potrà non essere condivisibile (secondo me non lo è, infatti...io avrei scelto diversamente al posto loro, ma ciò non inficia minimamente il valore del racconto, anzi, casomai lo rafforza: proprio perché è la LORO scelta, e da loro condivisa ed accettata e non "recriminata"; questo fa di loro due adulti e non due mocciosi lamentosi e immaturi! Ed è una scelta coerente con ciò che LORO sono, non con ciò che io, il lettore, sono....), ma è un atto forte in un mondo debole, e in quanto tale è un esempio condivisibile, e peccato che è solo un racconto...ma è la letteratura che imita la vita, o il contrario?
     
    Infine una parola sull'ultimo nato nel mondo dei telefilm trasmessi da Fox, alias "DEXTER", pubblicizzato con lo spot "Il serial killer dei serial killer".
     
    Chi mi conosce sa che macino quasi tutte le serie americane, da anni, con un'unica cospicua eccezione: non mi piacciono i polizieschi. Quindi niente CSI vari, Boston Legal, NCIS, etc. (eccezion fatta per BONES, per antico amore nei confronti di David Boreanaz, peccato che ReteQuattro non sia d'accordo e l'abbia cancellato, grrrr.....).
     
    Dexter quindi, a priori, non avrei dovuto guardarlo.
     
    Ma io nasco Bastian Contraria, che ci volete fare.
     
    E a me Dexter è piaciuto;)
     
    Lui è l'attore di Six Feet Under, e ha il classico faccione da ragazzone USA che spia le compagne di classe dal buco della serratura. In realtà è un ematologo al servizio della scientifica, figlio adottivo di un poliziotto (ormai defunto) e fratellastro di una poliziotta che vuol far carriera dalla buoncostume cui è affidata alla omicidi. Qualcosa ha segnato la sua infanzia pre - adozione, tant'è che fin da piccolo il nostro Dexter è mosso da un istinto omicida che il padre poliziotto saggiamente (o no?) indirizza verso gli uomini "cattivi": Dexter quindi bracca le sue "prede" tra i pedofili, i serial killer, gli assassini di innocenti, i mafiosi, etc. Di ognuno mantiene, a mo' di trofeo, una goccia di sangue, che ordinatamente archivia. Ha una relazione castissima con una donna brutalizzata dall'ex compagno, Rita: Rita ha due figli che "adorano" Dexter, ottimo compagno di partite a monopoli, e gran bravo ragazzo, e Rita ha la faccia bellissima e segnata da infinito dolore di Julie Benz, l'indimenticabile DARLA di Angel e Buffy.
    Al suo primo "ciao" ero conquistataA bocca aperta
    Ma come mai Rita tiene nel frigo una bambola a pezzi come le prostitute segate del nuovo serial killer che turba le caldi notte di Miami? Dexter gli sta dando la caccia nella doppia veste di ematologo e di killer, e credo che questa "caccia" ci riserverà molte sorprese....
     
    Non fosse che per Julie, non potro' non sintonizzarmi....e vi invito a fare altrettanto!
     
    Bacio ragazzi!

    Roberta
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     


     
     
     
     
    October 13

    33 messaggi!

    AnimoticonAnimoticon
     
    Ragazzi!!!

    Ma siete impazziti?!
     
    In questa settimana il mio blog ha ricevuto 33 messaggi e una cinquantina di richieste di affiliazione!A bocca apertaImbarazzato
     
    Non che la cosa non mi faccia piacere, anzi, ma non riusciro' mai a rispondere a tutti! Nemmeno vivessi cent'anni!
     
    Siccome ahime' conduco vita pienissima tra lavoro, famiglia e interessi vari, mi vedo costretta a dare alcune indicazioni di massima, pur garantendovi che ciascuno di questi messaggi mi ha fatto un enorme piacere.
     
    Per tutti coloro che si chiedono quale sia la mia professione, e cosa c'entri il "Servire", beh, vi dico che è un gioco di parole "Tongue - in - cheek", come dicono gli inglesiA bocca aperta. In verità no, non faccio la cameriera. E' che la mia è una professione di servizio "pubblico", ma nel senso diciamo "nobile" del termineAnimoticon
     
    Uno di voi mi ha chiesto se mi piace "servire" in altri - ahem - contesti, e no, ahime', non è nemmeno questo il casoImbarazzatoA bocca aperta
     
    Per tutti coloro che mi chiedono il contatto msn: come farei a stare dietro a 33 contatti msn?! Come dirigerei il traffico?

    Uso molto poco il messenger, e solo con le persone davvero intime.
     
    Per cui vi chiedo scusa, ma uso tenerlo riservato.
     
    Per tutti coloro che mi danno o chiedono il cellulare, uso il cellulare con altrettanta parsimonia del MSN, se non di piu'Animoticon 
     
    Per tutti coloro che mi fanno complimenti sulle foto: siete veramente carini, e vi ringrazio dal profondo del cuore!!!
     
    Per tutti coloro che mi chiedono informazioni sulle letture e i libri, sono a vostra completa disposizione per informazioni e suggerimenti.
     
    Per tutti coloro che vogliono conversare di argomenti specifici: eccomi.
     
    Per tutti coloro che vogliono uscire con me: SONO SPOSATA, RAGAZZI!!!

    Un bacione a tutti!!!!

    Roberta
     
     
    October 06

    The making of ...VIA COL VENTO

     
     
     
    Pansy O' Hara...chi era costei?
     
    Parafrasando Don Abbondio, la nostra cara Pansy abitava a Fontenoy Hall, era la cognata di Permalia, nel famoso romanzo "BA! BA! Black Sheep!"
     
    E se vi dicessi invece che era SCARLETT O' Hara (alias Rossella per noi italiani), abitava a Tara ed era la cognata di Melania...mi direste subito che il romanzo era Via col vento!
     
    Eppure i nomi che vi ho citato esistono tutti, non sono affatto frutto della mia fantasia: erano quelli delle prime stesure e del primo titolo di "Gone with the wind", il monumentale romanzo dedicato alla guerra di successione da Margareth Mitchell, una signora della buona società di Atlanta che aveva tratto non poco ispirazione dalla sua vita per narrare le avventure di Rhett, Rossella e Co.
     
    Margareth era una bella donna che da ragazza aveva scandalizzato la buona società di Atlanta, in Georgia, presentandosi al ballo annuale delle debuttanti vestita da pellerossa. Il suo fidanzato, un nobile ed elegante luogotenente (come non ricordare la figura di ASHLEY WILKES?), era morto in guerra. Margareth aveva quindi sposato un altro uomo, ma quel primo matrimonio era fallito, ed era stato seguito dal matrimonio con il suo...testimone di prime nozze! Già in età matura Margareth aveva cominciato a scrivere il suo romanzo, per cui non trovava un titolo (il titolo definitivo è la frase di un poema di un poeta americano...), usando una vecchia macchina da scrivere e traendo spunto dai ricordi degli anziani di Atlanta e dalle ricerche del padre, noto avvocato. Margareth scrive il suo romanzo negli anni '30 e si decide a pubblicarlo solo perché "sfidata" da una delle sue conoscenze, che le da' della vigliacca. L'editore che lo riceve dalle sue mani deve comprare una  valigia tanto il manoscritto è voluminoso!
     
    La storia del film, forse il piu' celebre di tutti i tempi, nasce parallelamente al libro: è la stessa casa editrice - prima ancora di pubblicare il volume - a sottoporre ad Hollywood il manoscritto. David O. Selznick compra i diritti.
     
    Inizia così l'ossessione di quest'uomo per il romanzo, che sarà per lui come la "Balena bianca" del Capitano Achab.
     
    Selznick non lascerà nulla di intentato per realizzare il suo sogno, ma i problemi sono enormi. All'alba del secondo conflitto mondiale, "Via con il vento " diventa il libro piu' venduto in America nonché il vincitore del premio Pulitzer. L'America riscopre le sue origini, il conflitto sanguinoso della Guerra di Secessione che l'ha forgiata, all'alba di nuove e drammatiche prove.
     
    Selznick non lascia nulla di intentato, ma è conscio che gli serve il miglior cast possibile.  Tutti i migliori attori e attrici di Hollywood ucciderebbero per le parti dei protagonisti, ma la lotta non è meno serrata per i ruoli minori.
     
    Clark Gable viene subito individuato come possibile interprete di Rhett (con la concorrenza di Errol Flynn e Gary Cooper, peraltro già sotto contratto di altre case di produzione) , e per Scarlett (Rossella) si pensa a Bette Davis.
     
    Ma ci sono due problemi: Gable è in procinto di divorziare dalla seconda moglie, per sposare l'amatissima attrice Carole Lombard, e non se la sente di affrontare un film così "emozionale"; lui che ha sempre stato l'emblema di una virilità senza incertezze. Figlio di un allevatore di modestissime origini, nato all'inizio del secolo in Ohio, orfano di madre, si è fatto strada grazie alla sua straordinaria avvenenza e presenza scenica. Ha sposato donne piu' grandi di lui, piu' economicamente stabili, per garantirsi una serenità che pero' sarà sempre elusiva nella sua vita. Pero' la bellissima, intelligente, intraprendente Carole è l'amore della sua vita. E non intende rinunciarci.
     
    Selznick approfitta di questa circostanza, e fornisce a Gable i mezzi economici per affrontare il suo divorzio. Lui e la Lombard si sposeranno durante le riprese del film, con una fuga romantica. Ma la loro felicità durerà poco:  dopo Pearl Harbour la Lombard, attivista per la propaganda, morirà tragicamente in un disastro aereo. Pur continuando vita e carriera, Gable non si riprenderà mai da questo lutto e morirà negli anni '60 e dopo altri due matrimoni. Suo figlio nascerà postumo.
     
    Rhett è stato trovato. Ora tocca a Rossella. Selznick ha una geniale trovata pubblicitaria, e lancia un concorso per tutta l'America. Vengono provinate decine di attrici, dopo che la Davis è stata scartata a seguito di un mancato accordo con la sua casa di produzione, la quale - per dispetto e per cavalcare l'onda - la farà partecipare ad un film "clone" di Via col vento: "JEZEBEL", dove la Davis impersonerà un ruolo di donna forte e capricciosa antesignana di Rossella.
     
    Jezebel avrà un grandissimo successo di pubblico, ma non quanto Via con il Vento. Ma Mayer, il suo produttore, avrà la sua vendetta "postuma" quando Selznick, anni dopo, venderà stupidamente, per il cieco consiglio dei suoi fiscalisti, i diritti del film alla stessa MGM,  produttrice di Jezebel, perdendo milioni e milioni di dollari.
     
    Tutta Hollywood partecipa ai provini per Rossella: persino Lucille Ball, che farà un provino nell'ufficio che un giorno diverrà suo, una volta produttrice dello show "Lucy ed io". La stessa giovanissima Lana Turner viene provinata. Katherine Hepburn decide che lei è nata per fare Rossella: ma Selznick è convinto non sia abbastanza attraente.
     
    Una giovane attrice inglese, al di là dell'oceano, muove i passi sul palcoscenico della Londra pre -  bellica quando sente parlare del "Provino del secolo". E' Vivien Leigh, l'aristocratica figlia di una coppia di inglesi nata in India, sposa giovanissima di un avvocato serio e posato, da poco amante del suo compagno di teatro Laurence Olivier, anch'egli sposato.
     
    Olivier è amico del fratello di Selznick e gliene parla: Selznick visiona un suo film, ma non è entusiasta: tutta l'America si aspetta una "Southern Belle"; Vivien è inglese! I due si accordano comunque per un provino, e Vivien arriva a Los Angeles.
     
    Il suo tempismo non potrebbe essere migliore: in attesa di completare il cast Selznick ha dato ordine di bruciare gli studios, per simulare l'assedio di Atlanta. Le fiamme corrono alte quando Vivien arriva, in pelliccia. Vedendo il suo volto straordinario alla luce del fuoco, Selznick capisce che ha trovato la SUA Rossella. Che nessun'altra sarà mai lei, se non quella fragile attrice inglese dal carattere imprevedibile. Vivien ancora non sa di soffrire di sindrome maniaco -  depressiva, una malattia che devasterà la sua vita professionale e privata portandola a cure estreme come l'elettroshock e ad un rovinoso divorzio da Olivier.
     
    L'identificazione di Vivien con Rossella è totale: prende lezioni per modificare la sua dizione perfetta e farla diventare quella della Bella del Sud per antonomasia.
     
    I provini continuano per il resto del cast, intanto: una bella, giovanissima attrice dal viso d'angelo - che nel curriculum ha solo la parentela con la piu' celebre Joan Fontaine, di cui è sorella, e il fidanzamento con il magnate Howard Hughes (il miliardario impersonato da Leonardo Di Caprio nel film "The Aviator" di Martin Scorsese) - Olivia de Havilland, combatte con la sua casa di produzione, sempre la MGM di Mayer, per ottenere il ruolo di Melania.
     
    La determinazione di Olivia è totale: arriverà persino a muovere una causa legale che rivoluzionerà il sistema degli Studios (in virtu' del quale gli attori erano "schiavi" delle case di produzione!) e se sfiorerà l'Oscar per via con il Vento (Oscar che andrà ad Hattie Mac Daniel l'interprete di colore di Mamie, prima afroamericana a vincere un Oscar, nel 1939!) riuscirà ad ottenerlo non una bensì due volte nel seguito della sua carriera! Anche Vivien Leigh otterrà due oscar per le sue due piu' note interpretazioni: quella per l'appunto di Rossella e quella di un'altra "Southern Belle", seppure invecchiata e fane': la Blance DuBois di "Un tram chiamato desiderio" accanto a Marlon Brand e Karl Malden, un ruolo di donna malata di mente e in declino nel quale di nuovo si immedesimerà, anche per i suoi disturbi, totalmente.
     
    Olivia de Havilland, l'unica a "morire" in scena nel film, seppellirà invece nella vita vera i suoi compagni: Gable e la Leigh moriranno negli anni '60, mentre Leslie Howard perirà tragicamente in guerra pochi anni dopo il film, a bordo di un aereo abbattutto dai nazisti in Portogallo forse per errore ( i tedeschi credevano che su quell'aereo viaggiasse Winston Churchill...).
     
    L'ingaggio di Leslie Howard, elegante attore di cinema e teatro quarantacinquenne, chiude il quartetto di protagonisti: Leslie è famoso per ruoli di uomo introverso, sensibile, combattuto. Ma il sogno di Leslie è la regia e la produzione, e si ritiene troppo vecchio per il ruolo di Ashley Wilkes, che detesta per la sua "inconcludenza". Selznick non molla: è lui il suo "Elegante Signor Wilkes", e convince Howard dopo una corte serrata promettendogli la produzione del suo prossimo film (Intermezzo, con la giovanissima Ingrid Bergman).
     
    Subito dopo quel film Howard avrà una sua compagnia di produzione in Inghilterra,  realizzando così il suo sogno, ma perirà di lì a poco tragicamente.
     
    Il film inizia. Lo sforzo produttivo è totale. Selznick e i suoi attori, le sue maestranze, lavorano per cinque mesi giorno e notte. Per resistere ai ritmi insensati, Selznick diventa schiavo delle anfetamine e litiga con ben tre registi e con innumerevoli sceneggiatori e musicisti. La macchina di propaganda è in moto: Via col vento è il film piu' atteso della storia. L'ultimo regista, Victor Fleming, conclude i lavori dei precedenti, ma è Selznick il vero motore di questa macchina da guerra. Il primo problema è ridurre la lunghezza del film: lo script originale prevedeva 158 ore di visione! Dopo settimane in sala di montaggio, a volte per turni di ventiquattrore consecutive, il film arriva alla dimensione finale, pur sempre ragguardevole: tre ore e quarantacinque minuti. Le visioni "di prova"; privatissime, sono un successo e offrono importanti suggerimenti per i ritocchi finali.
     
    Gli attori vanno d'accordo, Gable si sposa durante una romantica fuga, Vivien vive il suo illecito rapporto con Olivier (si sposeranno solo successivamente), la de Havilland rompe con Hughes, che non intende sposarla prima dei suoi cinquant'anni! Selznick litiga con i sindacati degli attori, per la sua folle richiesta di 2500 comparse per la scena dei feriti ad Atlanta. La censura gli impedisce di far dire a Rhett la famosa battuta: "Frankly, Scarlett, I don't give a damn!". Selznick se ne frega (per l'appunto...) e paga una multa, ma la battuta rimane, come il leit motiv di Rossella: Ci pensero' domani, oppure, "Domani è un altro giorno".
     
    Clark va convinto a piangere nella scena della morte della figlia: Gable non ne vuole sapere, teme di perdere il suo "Pubblico". Lui è il maschio per antomasia!
    Astutamente Selznick lo convince a fare due riprese: con e senza lacrime. Gable nutriva profondi dubbi sul suo talento, e solo vedendo la potenza della scena "con lacrime" capisce che è quella giusta, e quella rimarrà.
     
    Uno degli attori muore in scena (il sorvegliante malvagio, l'amante di Emma Slattery) e tutte le sue scene devono essere rigirate. La Chiesa scomunica il film per l'eccessivo rilievo dato al personaggio della "prostituta dal cuore d'oro"; Bella Waitling. Cio' malgrado, la propaganda continua e l'America aspetta ansiosamente l'uscita del film.
     
    Rossella possiede ventisette copie del vestito di calico' con cui appare in gran parte del film (quello a fiorellini da "Povera"), la scena iniziale con i gemelli Tarleton viene girata un infinità di volte perché Vivien, stremata dai ritmi di lavoro, appare troppo stanca per il ruolo di "bella del paese",  e metà troupe spia la presunta scena di nudo di Melania (quando si toglie la camicia per fermare il sangue del disertore ucciso). Uno dei due gemelli è George Revees, primo Superman dello schermo (omonimo dell'altro Superman Christopher Reeves), morto suicida e "vittima" del suo ruolo.
     
    Si parla a Hollywood di Selznick come di un pazzo, ma quando la premiere viene organizzata ad Atlanta, finalmente tutti comprendono che il piu' grande film di tutti i tempi è stato realizzato.
     
    Il cinema, dopo questo evento, non sarà piu' lo stesso...anche se, non dimentichiamolo mai....Domani è un altro giorno!